Mafia Capitale, l'incontro in carcere di Carminati e Alemanno avviene mentre il "re di Roma" è in libertà provvisoria - <b>FascinAzione</b>

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sabato 13 dicembre 2014

Mafia Capitale, l'incontro in carcere di Carminati e Alemanno avviene mentre il "re di Roma" è in libertà provvisoria

Carminati e Alemanno si conoscevano da più di trent'anni. Le carte giudiziarie dell'inchiesta "Mafia Capitale" smentiscono l'ex sindaco di Roma, secondo uno scoop del Fatto Quotidiano
 Eravamo quattro amici al Nar: nell’ora d’aria di Rebibbia, in quell’autunno del 1982, cresceva il futuro di Roma e nessuno poteva immaginarlo. C’era un giovane 23enne, barese di nascita e romano d’adozione, già accusato – e poi prosciolto – appena un anno prima d’aver preso a sprangate uno studente universitario insieme con altri tre camerati. Questa volta è in carcere per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica e, di lì a poco, sarà prosciolto anche da per quest’accusa. È qui, nel carcere di Rebibbia, che Gianni il “camerata” incontra Salvatore Buzzi, 26 anni e l’accusa d’un omicidio commesso, con 34 coltellate, il 24 giugno 1980. Ed è sempre qui, a Rebibbia, che il 6 ottobre 1982, nelle sue ultime settimane di reclusione, Alemanno incontra l’uomo che nega di aver mai conosciuto: l’esponente dei Nar Massimo Carminati, condotto in questo carcere – allora come oggi – dal Ros dei Carabinieri, da pochi mesi ferito all’occhio e grande amico del camerata Peppe Dimitri. Parliamo dello stesso Dimitri che passa da Avanguardia Nazionale a Terza Posizione, fino al terrorismo dei Nar, ed è uno dei più ascoltati neofascisti che si riuniscono al Fungo dell’Eur, il luogo storico dei ritrovi della destra irregolare romana. Non è un dettaglio da poco: Dimitri è amico sia di Carminati sia di Alemanno che anni dopo, quando governerà il ministero dell’Agricoltura, gli affiderà una consulenza. Ma siamo già nel 2001. Torniamo a quel 1982: Dimitri è il compagno di cella di Alemanno. C’è un terzo uomo, in questa cella, che appartiene alla recente storia di Roma, di certo meno noto ma non meno presente, nella gestione degli ultimi affari capitolini: Andrea Munno, all’epoca arrestato per un’aggressione, anch’egli nei Nar. Tutti amici del più famoso, oggi, tra quei componenti dei Nar: Massimo Carminati, il “cecato”, il “re di Roma” spodestato in questi giorni dalla procura guidata da Giuseppe Pignatone e dal Ros comandato dal generale Mario Parente. Dimitri è morto nel 2001 e in quest’epilogo non c’entra nulla, ma gli altri tre sono presenti nelle carte giudiziarie, tutti e tre con l’accusa di mafia. Nei vent’anni che trascorrono, da quelle ore a Rebibbia alle indagini di questi giorni, tutti seguono una strada di successo. 
Ci siamo permessi di evidenziare però tre passaggi dell'articolo in rosso, esemplari di uno stile di lavoro discutibile, quello che ha rimosso la pratica della verifica delle notizie e si accontenta delle fonti ufficiali:
1. Peppe Dimitri è morto nel 2006;
2. Andrea Munno non ha mai fatto parte dei Nar. Il suo nome infatti non risulta tra gli imputati di uno dei tre maxiprocessi romani contro la galassia della guerriglia nera: il Nar 1, diviso in due tronconi (reato associativi e le principali azioni; gli omicidi fino all'arresto di Valerio Fioravanti, essendo la principale fonte di accuse il pentimento di Cristiano Fioravanti); il Nar 2 (tutte le attività dal febbraio 1981 al blitz di ottobre 1982 dopo il pentimento di Walter Sordi) 
3. Secondo la sentenza del processo Nar 1, in cui era imputato per la rapina alla Chase Manhattan Bank e per i materiali sequestrati dopo la cattura al varco di frontiera, Massimo Carminati è arrestato il 21 aprile 1981 e scarcerato il 13 agosto 1982. Nessuna delle numerose narrazioni biografiche accenna a un secondo arresto a breve del "Cecato", quindi è altamente improbabile che il 6 ottobre 1982 fosse in carcere a Rebibbia.
I primi due fatti sono certi e incontrovertibili, il terzo quasi. Così come, conoscendo l'organizzazione penitenziaria negli anni di piombo, è assai improbabile che Dimitri, Buzzi e Alemanno stessero nello stesso braccio per una semplice ragione: con certezza sappiamo che Buzzi era detenuto al "penale" di Rebibbia (come si evince dalla sua storia giudiziaria e dalla vicenda del convegno del 29 giugno 1984 da cui nasce il percorso della cooperativa rossa oggi al centro dello scandalo), Alemanno quasi sicuramente al penale (era accusato del lancio di una molotov) e Dimitri allo "speciale" riservato a terroristi e grande criminalità organizzata (aveva una condanna per armi, due accuse di banda armata per Nar e Terza posizione e un'accusa di omicidio per l'esecuzione del tipografo del Messaggero). Comunque è lo stesso Alemanno a parlarne, proprio in occasione dell'orazione funebre di Dimitri . Non erano compagni di cella:  
Ho conosciuto tardi Peppe - esordisce - ci siamo intravisti a Rebibbia, quando entrambi eravamo detenuti, ma non ci eravamo praticamente parlati (...). Tutti noi siamo sempre rimasti legati a Peppe. E se siamo qui, ciò significa che ci è venuti a cercare uno a uno. Per parlarci, convincerci. Come sapeva fare lui. E ci è riuscito. Di tutto questo, di questo insegnamento, di questo esempio, gli saremo sempre grati.

Quindi, più che quattro amici al Nar, potremmo parlare di quattro toppe al Fatto... 





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