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21 ottobre 1982: si conclude la campagna della vendetta


dal libro Guerrieri la ricostruzione dell'omicidio Straullu-Di Roma, l'ultimo attentato dei Nar (ci saranno ancora morti su entrambi i fronti, ma in conflitti a fuoco o in esecuzioni a freddo, comunque casuali)

21 ottobre 1982: si conclude la campagna della vendetta
Il rientro a Roma è immediato: è in programma, due giorni dopo, l’operazione Straullu, il capitano di polizia che si è distinto nella lotta ai Nar. Voci d’ambiente lo accusano di torture fisiche e prepotenze sugli arrestati e di abusi sessuali sulle donne: probabilmente paga la storia con Laura Lauricella, l’ex donna di Egidio Giuliani. Lei invece si è “pentita” e si vocifera di un suo legame col poliziotto. Il processo escluderà che il “contratto” sia partito dal carcere. I Nar hanno ormai bruciato tutti i ponti. Non aspettano certo “ambasciate”: l’unica autorità che riconoscono è quella di chi spara di più e meglio, gli altri sono anime morte. Il nome, banalmente, è stato trovato sull’elenco telefonico, il riconoscimento è effettuato grazie a una foto che inquadra il commissario sul luogo dell’omicidio Pizzari. Ai “guerrieri senza sonno” bastano venti giorni per organizzare l’agguato. E’ sempre Alibrandi a guidare le operazioni: apre il fuoco con un Garand a pallottole traccianti e sfracella la testa del capitano. Quando Francesca si avvicina per prelevare le armi delicatamente la trattiene: un cervello spappolato è orribile anche per una donna che ha partecipato a una mezza dozzina tra esecuzioni e conflitti a fuochi. Cavallini rinuncia al proposito di trapassare il cadavere con una lancia “nativa americana”, simbolo della vendetta. La violenza dell’impatto dei proiettili ha spinto il corpo del capitano sotto il sedile. La scelta di armi così potenti non è prodotta da un surplus di odio: semplicemente erano convinti, a torto, di dover sfondare un’auto blindata ma la potenza micidiale di mitra e fucili si è scaricata sui poveri corpi devastati dell’ufficiale e dell’autista.
Straullu è il primo “obiettivo” politico dopo il giudice Amato: in 16 mesi, sotto il fuoco dei guerriglieri neri, erano caduti in regolamenti di conti e vendette camerati considerati “infami” o “profittatori” (Mangiameli, Perucci, De Luca, Pizzari) e malavitosi (il basista Todaro e la ballerina Paxou), oppure carabinieri e poliziotti (due a Padova prima dell’arresto di Valerio, due a Milano, uno a Lambrate) in conflitti a fuoco casuali. Francesca e Gigi con un colpo di mano scrivono il volantino di rivendicazione dell’intera campagna contro “pentiti” e “profittatori”:
Mercoledì 21 ottobre alle 8.50 abbiamo giustiziato i mercenari torturatori della Digos Straullu e Di Roma. Ancora una volta la Giustizia Rivoluzionaria ha seguito il suo corso e ciò resti di monito per gli infami, gli aguzzini, i pennivendoli. Chi ancora avesse dei dubbi circa la determinazione e la capacità dei combattenti rivoluzionari ripercorra le tappe di questo ultimo anno e si accorgerà che il tempo delle chiacchiere è finito e la parola è alle armi (...) Non abbiamo né poteri da inseguire né masse da educare; per noi quello che conta è rispettare la nostra etica per la quale i Nemici si uccidono e i traditori si annientano. La volontà di lotta ci sostiene di giorno in giorno, il desiderio di vendetta ci nutre. Non ci fermeremo! Non temiamo né di morire né di finire i nostri giorni in carcere; l'unico timore è quello di non riuscire a far pulizia di tutto e di tutti, ma statene certi, finché avremo fiato, non ci fermeremo (…) Mercoledì, per ultimo, è toccato a Straullu. I suoi misfatti erano ben superiori al già grave fatto di appartenere alla cricca degli aguzzini di Stato (...) ben sappiamo in che condizioni taluni camerati sono usciti dal suo ufficio, dopo ore di sevizie. Ben sappiamo le pratiche laide che adottava nei confronti delle donne dei camerati in galera. Ben sappiamo come osava vantarsi di tutto ciò. Finché la mano della giustizia l'ha raggiunto ed annientato, come non tarderà a raggiungere ed annientare chiunque lo meriti». Nar Gruppo di fuoco Franco Anselmi
La rivendicazione finirà per rappresentare il mesPubblica postsaggio nella bottiglia di una pattuglia di sopravvissuti che si avvia sorridente al sacrificio finale. Manca ogni riferimento a De Luca: per i giudici troppi sanno che ha “tirato una sola” ad Alibrandi e sarebbe come firmare il delitto. Ma chi lo conosce bene sostiene che “Alì” non era tipo da mischiare politica e storie personali. Anche le parole servono a regolare i conti: Mangiameli è definito un
demenziale profittatore, compare di quel Roberto Fiore e di quel Gabriele Adinolfi, esponenti di spicco della vigliaccheria nazionale
Pure Ciavardini è accusato di delazione. La decisione di accomunare un leader come “Ciccio” a due “infami” come Perucci e Pizzari e a due poliziotti scatena la furia di Nistri che fornisce senza settarismi case e documenti per tutti ma condanna senza mezzi termini l’esecuzione del leader di Tp e la campagna d’odio contro Fiore e Adinolfi, riconosciuti, sia pure contraddittoriamente, ancora come suoi leader.

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