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Il sito di Dugina è antifascista: boccia Meloni, promuove Ingroia e Rizzo

 Da www.ilgazzettino.it


Nell'ultimo post  pubblicato sul sito di Darya Dugina c'è un concentrato di antiamericanismo e un messaggio diretto contro l'Italia e il premier italiano Mario Draghi definito un «Quisling», un «collaborazionista» degli americani. L'unica prospettiva valida per gli italiani alle elezioni del 25 settembre è votare per le forze anti-establishment di "Italia sovrana e popolare", il partito di Rizzo e Ingroia.

L'affondo sull'ex premier è stato pubblicato quattro giorni fa sul sito diretto da Darya Dugina, la figlia dell'ideologo eurasiatista rimasta uccisa in un attentato in Russia.

Nell'articolo pubblicato su United World International (Uwi) e firmato da Fabrizio Verde, si afferma che «l'Italia di Draghi, con il suo cieco servilismo verso gli Stati Uniti, ha contribuito all'attuale crollo dell'Europa, portandola sull'orlo di una crisi economica, politica, sociale».

Sulla spinta «delle élite politiche che hanno deciso di seguire i dettami di Washington e di lanciarsi contro la Russia, che è un fornitore di energia indispensabile per quasi tutta l'Europa».

Quanto alle prospettive future dell'Italia, nell'articolo si afferma che «non c'è in vista nessun cambiamento di prospettiva», neanche in caso di vittoria del centrodestra. Perché «Giorgia Meloni ha avuto fretta, come gli altri leader, di proclamare la sua fede nell'alleanza atlantica, che sembra una necessità per governare in Italia».

Per il sito di Darya Dugina, gli italiani dovrebbero puntare su «Italia Sovrana e Popolare, che include alcune formazioni come il Partito Comunista, Ancora Italia, Riconquistare l'Italia»: una coalizione considerata «unica alternativa al totalitarismo liberalista, guerrafondaio e sanitario», il cui programma mette «tra le priorità far uscire l'Italia dalla Nato, dall'Ue, dall'Euro e dall'Oms. E include lo stop immediato dell'invio di armi al regime ucraino e alle sanzioni alla Russia».

Darya Dugina era stata sanzionata dagli Stati Uniti a marzo proprio per il suo incarico di direttore di United World International, considerato da Washington un sito di disinformazione e propaganda filo-Cremlino.

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