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Gioca all'Ala destra il terzo uomo della lobby nera


E' il commercialista Mauro Rotunno, che è in stretti rapporti con il 'Barone nero' Roberto Jonghi Lavarini, la terza persona indagata nell'inchiesta milanese per finanziamento illecito e riciclaggio scaturita dall'indagine giornalistica di Fanpage su presunti fondi 'opachi' per la campagna elettorale di Fratelli d'Italia per le amministrative milanesi. Inchiesta in cui si è parlato anche di una "alleanza" tra alcuni esponenti delle Lega e neofascisti di Lealtà Azione. 

Il commercialista è stato perquisito ieri dalla Gdf: a quanto si è saputo gli investigatori, coordinati dai pm Polizzi e Basilone, avrebbero voluto perquisire anche la sede di 'Ala destra', 'fantomatica' associazione di cui Rotunno sarebbe il presidente e di cui si parla nei filmati di Fanpage. Pare, però, che l'associazione non abbia nemmeno una sede.

Con le perquisizioni di ieri, eseguite dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Milano e che hanno portato al sequestro di documenti e dispositivi informatici, compresi mail e messaggi, le indagini si concentrano sui flussi finanziari. E puntano a verificare se le parole dei 'protagonisti', in particolare di Jonghi Lavarini, pronunciate nella videoinchiesta di Fanpage realizzata con un cronista infiltrato, sono solo millanterie oppure nascondono un sistema che ha funzionato in altri casi in quel modo. Nei video si parla di "lavatrici" per ripulire il denaro, di finanziamenti in nero e di soldi a "referenti politici".

Nel fascicolo, oltre a Jonghi e all'amico commercialista, è indagato anche l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Carlo Fidanza, che si è autosospeso dagli incarichi di partito. Nei video, poi, vengono tirati in ballo anche la neoconsigliera milanese di Fdi Chiara Valcepina e esponenti della Lega, tra cui il consigliere lombardo Max Bastoni, l'eurodeputata Silvia Sardone, l'ex europarlamentare Mario Borghezio e il consigliere di zona Stefano Pavesi. In più, nella seconda puntata è stato mostrato un incontro tra il cronista e Jonghi che chiedeva soldi, a suo dire, per "referenti politici", facendo quattro nomi che Fanpage ha scelto di omissare. Uno di questi potrebbe essere proprio quello del commercialista. Altre parole di Jonghi, dunque, che sono solo dei punti di partenza per gli inquirenti per andare a trovare semmai eventuali riscontri su fatti concreti avvenuti al di là di ciò che risulta da quei filmati.

 Fonte: La Repubblica


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