19 ottobre 1978: accoltellato alla schiena Nanni de Angelis - <b>FascinAzione</b>

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lunedì 19 ottobre 2020

19 ottobre 1978: accoltellato alla schiena Nanni de Angelis


La tensione ormai sta crescendo. E mentre i Nar si armano, i militanti di Tp sono protagonisti di scontri sempre più violenti e sanguinosi. Come quello che coinvolge Nanni De Angelis e un altro militante di Tp: Silvio Leoni. Mentre i due aspettano l’autobus a piazza Annibaliano, vengono aggrediti da una quindicina di autonomi che li accoltellano entrambi alle spalle. Ma i due, nonostante siano feriti, reagiscono. Ne nasce una rissa tremenda. Alla fine tra le mani di Nanni resta una borsa di Tolfa con dentro un goniometro. Evidentemente strumento scolastico di uno dei compagni. Ma al proprieta-rio di quella borsa, Tp non riuscirà mai a risalire. Nei giorni successivi, nei pressi di piazza Vescovio, una squadra di Tp incrocia un compagno visto in precedenza in occasione di un altro accoltellamento a un camerata davanti al Giulio Cesare e lo pesta di brutto, anche per vendicare Nanni.

Dal diario di Emanuela di mercoledì 19 ottobre 1978:
Riunione ore 16 a casa di Mamo [Marcello De Angelis]. Oggi la terza B fa 5 ore. Poverini!
All’uscita da scuola sono andata al Giulio [Giulio Cesare, liceo classico del quartiere Trieste] ma non c’era niente!!

Oggi la riunione non c’è più stata. Sono stata a casa perché ho litigato con Marco!!
Sono uscita solo un po’ con Claudia perché sono andata da Gucci a comprarmi il portachiavi. Stasera mamma e papà sono andati a teatro.
Mi ha telefonato Chiara dicendomi che avevano accoltellato Nanni, l’aveva sentito al Tg, mi è preso un colpo e sono scoppiata a piangere. Comunque pare che non sia grave...
Il giorno dopo, puntualmente, viene convocata l’assemblea dell’Azzarita, dove Nanni è conosciutissimo. Da tutti: camerati e avversari. Insegnanti e bidelli.
Dal diario di Emanuela di venerdì 20 ottobre 1978:
Assemblea d’istituto per Nanni. A momenti fanno a botte. L’assemblea è andata abbastanza bene, però chiaramente dopo più di un’ora nessuno aveva più niente da dire. Quindi l’assemblea si è sciolta!! A momenti fanno a botte perché un cretino compagno ha gridato: «Walter [Rossi] è morto e Nanni no». Allora gli sono saltati addosso. Comunque abbiamo calmato subito tutto. Poi fuori al Giulio a fare volantinaggio. Hanno beccato quello che ha accoltellato Nanni e lo hanno ammazzato di botte!! Sono contenta!!

Così Nicola Rao, utilizzando il diario di una "pischella" di Terza Posizione ricostruisce il ferimento di Nanni De Angelis. A me lo avevano raccontato come una battaglia di strada più complicata, per l'incrocio tra i reduci di un "pattuglione" di Tp e una banda di autonomi specializzati nella caccia al nero, di cui facevano parte un coatto di Val Melania, specializzato nell'uso del rasoio, e Valerio Verbano, che per l'occasione perde la borsa. 
Io invece l'ho raccontato così in Fascisteria 2:
Responsabile della sturmtruppen di Tp, è ferito con una rasoiata alla schiena nell’autunno del 1978 a piazza Annibaliano, al quartiere Africano, nel corso di una rissa furiosa con un gruppo di compagni capitanati da Valerio Verbano, l’autonomo che sarà poi ammazzato in casa da un commando neofascista nel febbraio 1980, uno dei pochi delitti dei Nar rimasti impuniti. A vendicare Nanni ci pensano subito i camerati: per qualche giorno l’Africano e il limitrofo Trieste-Salario, feudo di Tp, sono impraticabili, tra caccia al «rosso» e attentati contro sedi e ritrovi di sinistra. 
La prima vittima della rappresaglia rischia di essere Maurizio Gasparri, all’epoca segretario romano del Fronte della gioventù. Per tenere a bada  – ed evitare che siano coinvolti nella caccia all’uomo: il futuro sottosegretario agli Interni era uomo d’ordine fin da piccolo – le decine di militanti accorsi al solito tam tam, improvvisa un comizio con megafono, a piazza Santa Emerenziana. Ha però l’infelice idea di parlare di Nanni come «il nostro militante» e così uno dei tippini, presenti per coinvolgere i pischelli del Fronte nell’orda vendicatrice, impugna l’accetta e si avvia a punirlo per l’appropriazione indebita. L’arrivo provvidenziale di una volante da un lato, e di Roberto Fiore dall’ altro, scongiura il grossolano regolamento di conti. (...)  
Marcello descrive il giorno del ferimento, in ospedale: Mio padre stava fuori e camminava avanti e indietro. Mia madre stava in corsia con Giorgio, io arrivai con Fiore e andai da Nanni. Stava a pancia in giù e fece uno sforzo sovrumano per girarsi, per ammiccare a Roberto. Mia madre gli strillò inutilmente di stare fermo perché gli si strappavano i punti ma lui continuò a spaccarsi la schiena per girarsi. La cosa l’ho risolta io, chiamando Roberto: «Vieni, Nanni ti vuole vedere». Così quando gli ha chiesto come stesse ha potuto fare il ragazzo della via Paal: «Mi hanno bucato la pleura ma non ci sono problemi, anche se ho perso molto sangue».
In realtà era molto commosso che il suo capo fosse venuto a vederlo sul letto di morte. Poi immediatamente chiese dove era Dimitri, perché era abbacinato da Peppe, bastava che gli parlasse e lui si irrigidiva. Era il suo idolo, voleva lo andasse a vedere sulla lettiga e non sapevamo che fine avesse fatto.
PS: Il pezzo di piede con titolo a 7 colonne dell'Unità è solo una delle rappresaglie messe in campo. Al ferimento di Nanni è toccato un trafiletto

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