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venerdì 6 marzo 2020

45 anni fa andava oltre Leucio Miele. Un ricordo di Leonardo Giordano

45 anni fa, il 5 marzo, si celebrarono i funerali del militante e dirigente nazionalpopolare di Montalbano Jonico Leucio Miele, andato oltre il 4 marzo. Un imponente folla di popolo volle accompagnarne il feretro portandolo a spalle lungo i due chilometri che separano il centro abitato di Montalbano dal cimitero.
Sarà utile ricostruire brevemente il profilo di questa personalità che ha inciso profondamente sulla storia della Destra nazionalpopolare di Montalbano Jonico e non solo.

Egli, sin da giovane, fu iscritto al Movimento Sociale Italiano frequentando la federazione di Bari all’interno di un gruppo giovanile nel quale militavano il cognato Giuseppe Incardona, futuro segretario provinciale del MSI per due volte, Tonino Dellomo, Carlo Fusca, Alessandro Barbera, Tonino Fiore. Egli uscì dal MSI nel 1965 dopo il congresso di Pescara nel quale si registrò l’accordo tra il segretario uscente Michelini ed Almirante, accordo inviso a tanti altri giovani dirigenti e militanti dell’epoca: Giano Accame, Pino Rauti, Clemente Graziani, Enzo Erra tra i più noti.
Negli anni successivi, sino al 1969, Leucio si allontanò dalla politica militante. Completò però significativamente la sua formazione culturale con una vasta ed amplissima serie di letture, da quelle del pensiero “tradizionale” con i libri di J. Evola in testa a tutti, ma anche di Mircea Eliade, Malinsky e De Poncins, Guénon, J. De Maistre, Donoso Cortés, a importanti testi di storia, come i saggi di Renzo De Felice sul fascismo, il saggio di Ruggero Zangrandi sui fascisti divenuti antifascisti, Carlo Alianiello e la sua “Conquista del Sud”, come il trattato di politologia di Maurice Duverger, come anche romanzi e pièce teatrali della letteratura contemporanea anticonformista: Jack Keruac, Henry Miller, John Osborne, Drieu La Rochelle.
Nel 1969, la contestazione giovanile lo fece riavvicinare alla militanza politica diretta allorché si verificò il “contatto” con alcuni esponenti romani della futura formazione extraparlamentare “Organizzazione Lotta di Popolo”, quali Enzo Maria Dantini, Walter Spedicato, Serafino Di Luia e il giornalista Giuseppe Spezzaferro. Dopo un giro per tutta l’Italia a tenere assemblee, conferenze, incontri, nei quali le sue capacità oratorie e la sua preparazione erano apprezzatissime e suscitavano entusiasmi e passione militante, ritornò in Basilicata (anzi in Lucania come egli amava chiamarla) per animare le manifestazioni studentesche lucane, le manifestazioni contro il governo e il Ministro del Tesoro Colombo dopo l’esclusione della Basilicata dai fondi CIPE sullo sviluppo economico delle regioni meridionali (anni 1970-71).
Questa fase della sua militanza politica fu volutamente di impostazione locale, forse aveva capito che la repressione “antifascista” stava per colpire le formazioni extraparlamentari di destra che non avrebbero più avuto, come è successo, spazi per operare. Negli anni 1972-1973 e 1974, in Montalbano, due eventi mettevano a rischio la tenuta del nostro comune: l’autonomia di Scanzano e gli ingenti danni provocati dall’imponente nevicata del 2 dicembre 1973 agli agrumeti, fonte primaria di sostegno dell’economia montalbanese.
Egli, unitamente ad altri giovani militanti del Fronte della Gioventù, e anche militantii di altri partiti, dal partito repubblicano al partito liberale allo stesso partito comunista fondò il “Comitato di Azione Popolare”. I risultati più importanti di questa azione furono:
1. L’approvazione in Consiglio Regionale di una Legge Regionale (la n. 21 del 1974) per il ristoro dei danni a seguito di calamità atmosferiche, legge, in pratica sceritta di proprio pugno (abbiamo le bozze manoscritte) da Leucio;
2. Il rigetto da parte del Commissario di Governo della Legge Regionale per dare a Scanzano l’autonomia per manifesta incostituzionalità. (Il provvedimento passò in seguito per “perenzione dei termini”).
3. La formazione sul campo di una classe dirigente, in gran parte giovanile, che negli anni successivi farà crescere i consensi trasformandola in classe di governo. Nell’assemblea del Comitato di Azione Popolare del 15.12.1974, egli affermò:<< quindi è anche una questione di libertà e di orgoglio perché qui a Montalbano ci sono intelligenze, capacità energie in tutte le classi sociali, dalle più umili, come dicono loro, (e nessuno è umile perché chi ha il coraggio di battersi nella battaglia della libertà non è umile) alle classi più alte. Intelligenze, capacità che possono intervenire in questi tempi difficili per il nostro paese, ed è questo che voglio provocare a Montalbano…>>
Personalmente abbiamo conosciuto Leucio nel 1972 in un modo perfettamente in linea con la nostra indole e le sue qualità. Passavamo, per rientrare a casa, davanti alla sezione del M.S.I.-DN in piazza Rondinelli. Vedendone la porta aperta ci affacciammo. C’era Leucio con altri giovani militanti del Fronte della Gioventù e stava visionando i libri della piccola biblioteca di sezione. Aveva in mano il libro di Ugo Spirito “L’Avvenire dei Giovani” che, personalmente, avevo finito di leggere da qualche settimana. Ne venne fuori una discussione durante la quale egli dichiarò la sua predilezione giovanile per Ugo Spirito e il suo “fascismo sociale” e corporativo poi sfociata, con le letture dei “tradizionalisti” e di Evola, ad una visione del mondo non di carattere immanentista, come nella filosofia idealista di derivazione gentiliana, ma ancorata al sacro e al trascendente, sia pure di stampo paganeggiante.
Sul piano della personalità Leucio era figura di grande carisma, capace di colloquiare con tutti: dal colto erudito (magari canzonandolo) all’umile operaio e contadino. Ricordiamo una volta che mentre, in piazza si faceva capannello con alcuni contadini sulla questione dei danni della neve, lo avvicinò un operaio comunista e lo chiamò a parte. Leucio gli si avvicinò e questi gli chiese di risolvergli un problema di matematica per la figlia che faceva la quinta elementare e che egli non riusciva a risolvere. Leucio non si rifiutò, né cercò scuse. Lo fece e basta.
Sul piano dell’agire politico passava dalla comunicazione snella ed oratoria di un comizio, all’assemblea di approfondimento in cui non esitava anche ad utilizzare parole in dialetto per rendere meglio l’idea di ciò che voleva esprimere. A ciò univa anche competenza di studio e di analisi dei problemi (abbiamo detto che scrisse la legge regionale quasi di proprio pugno). Per noi giovani militanti era un modello da seguire: studiare i problemi e far seguire alla protesta, talvolta anche accesa e polemica, la proposta curata e dettagliata. Le serate spesso si chiudevano davanti ad un focolare a cantare, accompagnati dalla chitarra di qualche militante e simpatizzante e da un bicchiere di vino, le canzoni di De André, di Georges Moustaki, di Leo Valeriano, le canzoni politiche dell’universo nazionalpopolare.
L’ultimo comizio, il 9 giugno del 1974, dovette farlo quasi “in apnea” perché aveva già i primi dolori del male inesorabile che lo aveva colpito e riteneva che se si fosse fermato per prender fiato, non avrebbe più ripreso. Piazza Rondinelli era piena all’inverosimile. La folla arrivava sino alla sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Nemmeno ai comizi di Colombo, che in quegli anni era stato Presidente del Consiglio, se n’era vista tanta.
Poi sino a marzo 1975 le cose precipitarono, Leucio ricoverato a Bari non fece più ritorno se non per l’ultimo viaggio, e la responsabilità di quelle battaglie dovemmo assumerla noi, giovanissimi, inesperti ancora e, soprattutto, senza la guida sapiente e forte del Capo.

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