Dicembre 1977: quando nascono i Nuclei armati rivoluzionari? - <b>FascinAzione</b>

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martedì 26 dicembre 2017

Dicembre 1977: quando nascono i Nuclei armati rivoluzionari?

Della controversa data di nascita dei Nar mi sono occupato in un saggio pubblicato dal Giornale di Storia Contemporanea, n.1, 2016, XIX n.s. sull'inattendibilità delle testimonianze dei protagonisti per la ricostruzione degli avvenimenti: "Gli anni di piombo a destra tra saggistica giornalistica, autobiografie e narrazione giudiziaria"
Esempi significativi della necessità di riscontrare le testimonianze dei protagonisti, comunque utili e spesso preziose, alla luce delle acquisizioni giudiziarie e delle fonti istituzionali, ci vengono anche dal caso del “copyright” e della data di nascita dei Nar, la sigla adoperata da diversi nuclei combattenti composti da giovani militanti neofascisti in prevalenza romani. Ad attribuire a Francesca Mambro il nome e la prima telefonata di rivendicazione dei «Nuclei armati rivoluzionari» sono le testimonianze convergenti di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti rese in epoche diverse a Giovanni Bianconi e a Paolo Corsini:
«La prima telefonata di rivendicazione dei Nar spetta a Francesca: “Sì, l’ho fatta io, eravamo in una cabina telefonica vicino al ‘Corriere della Sera’. È il 30 dicembre 1977: il battesimo del fuoco dei Nar».
«Sarà proprio Francesca [sostiene Valerio Fioravanti] in una delle discussioni alla villa dell’Eur, la sera dell’assalto al “Corriere della Sera”, appunto, a inventare la sigla Nar, Nuclei Armati rivoluzionari, mentre tutti si arrovellano per trovare un nome al gruppo che stava nascendo».
Ma le statistiche del Viminale, citate dallo stesso Bianconi, confutano l’attribuzione. Le rivendicazioni dei Nuclei armati rivoluzionari, un rapporto della Digos inviato il 6 agosto 1980 al questore di Bologna ne elenca 29 tra il 23 dicembre 1977 (la data di nascita dei Nar) e il 31 dicembre 197825. La bugia degli «sposini dei Nar» può essere innocente ma non innocua: perché rimuovere la prima rivendicazione effettiva produce significativi effetti di falsificazione. Si oscura così il carattere plurale, fin dalle origini, del fenomeno Nar affermando invece, con la primogenitura della Mambro, il primato del nucleo Eur-Monteverde e la leadership di Valerio Fioravanti, che si costituirà successivamente e soltanto per una fase durata esattamente un anno: dall’omicidio del giovane agente Arnesano il 6 febbraio 1980 a Roma alla cattura a Padova, la notte del 5 febbraio 1981, di Fioravanti, ferito nel conflitto a fuoco in cui perdono la vita due carabinieri. Vediamo invece la sequenza dei fatti che portano alla nascita dei Nar, in un’escalation tra scontri di piazza e guerriglia nel quadrante Nord di Roma. A innescare l’incendio sono, il 18 e il 19 dicembre, gli scontri violenti tra i neofascisti e i militanti dell’estrema sinistra del quartiere Trionfale che hanno eletto a luogo di ritrovo lo slargo davanti alla sede del Pdup di via Pomponazzi. I camerati hanno la peggio e così scatta la rappresaglia, la sera del 23 dicembre. A far fuoco contro il compagno Massimo Di Pilla al Villaggio Olimpico è il passeggero di un vespone bianco, che usa un’arma piuttosto rara, una calibro 32, il corrispondente del diffusissimo proiettile 7.65 per revolver. Il commando è scortato da una vettura d’appoggio, una Mini Minor. Passano poche ore ed entrano in azione esponenti della «guerriglia rossa».
È il pomeriggio del 24 dicembre, e fervono i preparativi per il cenone natalizio in casa Pucci, al Flaminio (il padre redattore capo del Secolo d’Italia, i figli noti attivisti). Militanti antifascisti travestiti da fattorini feriscono la padrona di casa che ha aperto la porta. E la guerra continua. Nella notte tra Natale e Santo Stefano, all’1.30, torna in azione il gruppo di fuoco nero. Stesso vespone bianco, identica l’arma, cambia l’auto d’appoggio, una A112. Il bersaglio è un collaboratore di Radio Città Futura che ha indicato in Alessandro Pucci il responsabile del primo agguato. Il pistolero aspetta che Roberto Giunta La Spada esca dalla redazione, in piazza Vittorio, all’Esquilino, e lo ferisce con tre revolverate. A pareggiare i conti arriva, nella notte tra il 27 e il 28 dicembre, un attentato dinamitardo, che devasta la sezione del Msi ai Parioli. Ma non è finita lì, il confronto armato si sposta soltanto di quadrante. La stessa mattina del 28 dicembre, alle 8,15, entrano in azione i Nuovi Partigiani, che uccidono Angelo Pistolesi, all’uscita di casa, nel quartiere Portuense, un quadro missino già arrestato per gli incidenti di Sezze Romano del 197626. Tra gli amici di Pistolesi che vogliono vendicarlo spiccano due militanti del fronte della gioventù nel quartiere, Franco Anselmi e Francesco Bianco, che hanno stretti legami con giovanissimi attivisti di Monteverde: i fratelli Fioravanti e il loro sodale Alessandro Alibrandi. Si arriva così al 30 dicembre: nel pomeriggio si svolgono i funerali di Pistolesi, la sera un pattuglione nero assalta la sede romana del Corriere della Sera. Con la telefonata di rivendicazione della Mambro, appunto. La “falsificazione” operata da Mambro e Fioravanti non può essere ridotta a un dispositivo narcisistico o di concorrenza mimetica per vincere la «battaglia della memoria» con i rivali delle altre fazioni della guerriglia nera. La Mambro avvalora la tesi della nascita dei Nar come reazione all’omicidio Pistolesi e quindi come struttura difensiva/reattiva. L’attacco al quotidiano è motivato come rappresaglia per aver indicato la pista del «fuoco amico»27. Una costante in quegli anni, un’accusa vissuta dai giovani neofascisti come ulteriore violenza. Di regolamenti di conti interni si era già parlato, infatti, per il rogo di Primavalle, per l’omicidio Mantakas e per il delitto Zicchieri.
In realtà siamo in presenza di due diverse catene militari:
– la faida a Roma nord (con tre agguati e una bomba) che nasce come scontro di piazza e in cui sono i fascisti a passare alle armi da fuoco (23-28 dicembre);
– l’omicidio del Portuense (una vendetta per il delitto di Sezze) e la successiva rappresaglia (28-30 dicembre), con ruolo prevalente dei giovanissimi militanti di Roma Sud-Ovest (Eur-Monteverde).
A ben vedere già in altre occasioni sono stati i fascisti a ricorrere alle armi da fuoco per primi: e il debutto dei Nar è nell’attacco del 23 dicembre. Il mito fondativo della guerriglia nera è invece che il «passaggio alle armi» si consuma dopo la strage di Acca Larentia
, il 7 gennaio successivo, quando in poche ore sono uccisi tre militanti del Fronte della gioventù: due dalla guerriglia rossa, uno dai carabinieri.

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