martedì 1 novembre 2016

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Pasolini si faceva raccomandare da fasci e Dc


(G.p)Il giovane professore precario Pier Paolo Pasolini, secondo quanto racconta il collega Giuseppe Pollicelli in un interessante articolo, pubblicato sul numero di martedì 1 novembre sul quotidiano Libero, chiese di farsi assumere in Rai ed alla Treccani da deputati democristiani, riuscendo ad ottenere un posto solo grazie a Casimiro Fabbri intellettuale organico al regime fascista.
Articolo che riportiamo fedelmente



Occupandomi da anni dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini, sono profondamente convinto che la verità giudiziaria, l'allora diciassettenne Pino Pelosi unico artefice dell'uccisione del poeta- non coincida con ciò che davvero accade a Ostia nella notte tra l'1 ed il 2 novembre del 1975.
Sono però profondamente anche di un'altra cosa: in troppi rendono da tempo a Pasolini un cattivo servizio adulterando una verità non meno importante, quella sulla sua persona.
Costoro, per una forma perniciosa d'amore, misconoscono uno dei tratti fondanti della personalità pasoliniana : quella contraddittorietà che Pasolini tante volte ebbe a rivendicare.
L'ultimo esempio di "mistificazione a fin di bene" lo si è avuto sabato scorso con l'uscita all'interno di Alias, inserto culturale de Il Manifesto, di un articolo intitolato  Quando Pasolini era precario. Ne è autore Giovanni Giovanetti, fotografo (suoi sono alcuni tardi ritratti, peraltro bellissimi proprio di Pasolini), saggista e anche editore tramite l'agenzia Effigie. Il pezzo si occupa dei primi anni di Pasolini, tra il 1950 ed il 1951, nei quali lo scrittore, vivendo una situazione di precarietà economica, cerca comprensibilmente di trovare qualcuno che lo raccomandi per fargli ottenere un impiego di tipo intellettuale. Questi tentativi del giovane Pier Paolo erano già noti, ma avendo avuto accesso ad alcune missive inedite conservate presso il Gabinetto Viesseux di Firenze, Giovannetti menziona nel suo articolo un individuo di cui finora non era emerso il ruolo decisivo nel procurare a Pasolini un posto di insegnante presso la scuola media Francesco Petrarca di Ciampino.
Questa persona, di cui parleremo fra poco, si chiama Casimiro Fabbri.
Vale intanto la pena far notare come Giovannetti, nel suo articolo, tenda a ribaltare l'essenza dei fatti soprattutto quando ricostruisce le richieste di raccomandazioni rivolte da Pasolini ad alcuni esponenti della Democrazia Cristiana, e i tentativi di questi ultimi di esaudirle.
Nel 1950, per esempio, Pasolini contatta Giovan Battista Carron, un deputato democristiano nativo del Veneto ma residente a Udine, il quale prova a raccomandarlo al friuliano Cristiano Ridomi , all'epoca presidente della Rai.
Questi cerca dapprima di raccomandare nuovamente Pier Paolo in Rai, poi prova a testimoniarlo alla Treccani, sempre informando il poeta dei suoi tentativi. I quali si riveleranno vani, ma indubbiamente ci sono stati.
Il fatto che non siano andati a buon fine, però, è ciò a cui si appiglia Giovannetti per lasciar intendere, che se c'è qualcuno da deplorare, questi non è Pasolini bensì i suoi interlocutori democristiani, inattendibile ed inconcludenti.
Se è vero che furono i democristiani a muoversi in orbita clientelare per Pasolini scrive Giovannetti è altrettanto vero che nulla di concreto Pasolini ne ricavò. Come si è accennato, c'è però qualcuno da cui Pasolini ottenne un aiuto un concreto, e questo qualcuno ha nome Casimiro Fabbri.
Cosa ha fatto Fabbri per Pasolini?  E' proprio Giovannetti ad averlo meritoriamente scoperto. Scrive ancora il fotografo: lo stipendio fisso verrà lo stesso, grazie, si direbbe al ferrarese  Casimiro Fabbri funzionario del ministro della Pubblica Istruzione nonché poeta, che a Pasolini sembra lanciare l'agognato salvagente.
E se Pasolini, in alcune righe autobiografiche, scriverà che la sua assunzione alla scuola di Ciampino è merito del poeta e ispettore scolastico abruzzese Vittorio Clemente, ciò si spiega con il fatto ( lo ricostruisce ancora Giovannetti) che Fabbri e Clemente erano molto amici.
Resta da capire chi fosse Casimiro Fabbri. Sul suo conto le notizie sono scarse: uomo di lettere e poeta, era nato a Ferrara nel 1907 ed è morto a Ferrara nel 1964. Se anche lui avesse aderito alla Dc non è possibile dirlo: quello che è certo è che Fabbri era stato un intellettuale organico al regime fascista. Lo comprovano alcuni suoi interventi recuperabili nella rivista Il Libro Italiano, edita dal Ministro dell'Educazione Nazionale e del Ministero della Cultura Popolare.
Sul n 10 dell'ottobre del 1940 c'è addirittura uno suo scritto dedicato alla discussa figura di Cornelio Di Marzio, esponente del fascismo e tra i firmatari delle cosiddette leggi razziali. Dal momento che una non piccola parte della classe dirigente fascista approdò indenne alla Repubblica i trascorsi di Fabbri non devono stupire. Né, a nostro avviso, deve suscitare troppo scandalo che Pasolini si sia giovato, un un frangente di particolare necessità dei buoni uffici di costui.
Ma essendo passati, nel 1951, solo pochi anni dal crollo del fascismo, non è francamente credibile che un uomo come Pasolini non fosse al corrente della parabola professionale ed esistenziale di Fabbri. Eppure non rifiuto il suo supporto. Cosi come nel 1960, non si tirò indietro di fronte alla possibilità di scrivere sulla rivista Il Reporter, finanziata dal Msi.
Tutte condotte che possono benissimo essere riferite a quella spiazzante mancanza di linearità che Pasolini reputava un elemento decisivo di sé.
Il problema, appunto è che troppi "pasoliniani" sembrano voler privare Pasolini dei suoi dati di umanità, come se non di uomo si trattasse ma di un dio. Umanità che, nel bene e nel male, era invece in Pasolini debordante. Ed è infatti riemersa anche in un articolo che, come quello di Giovannetti, ha provato a negarla.




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