giovedì 27 ottobre 2016

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Bossi sfida Salvini: «Teme il congresso Via Nord dal nome? Solo uno stupido...»


(G.p)Che tra Umberto Bossi e Matteo Salvini non corra buon sangue è un fatto noto. Ma nonostante ciò il Senatur ha sempre evitato lo scontro frontale, consapevole del fatto che un braccio di ferro, alla luce del sole, tra il fondatore della Lega e l'attuale segretario federale possa solo danneggiare il movimento. Ma nelle ultime settimane qualcosa è cambiato, come ci racconta, con un interessante articolo, pubblicato sul quotidiano milanese Il Giornale, il collega Adalberto Signore.
Articolo che riportiamo fedelmente.



«Non ha il coraggio di convocare il congresso federale perché sa bene quanto alto sia il rischio che i militanti gli facciano pagare i danni che sta facendo alla Lega».
Tra Umberto Bossi e Matteo Salvini, è noto, non corre buon sangue. Nonostante questo, il Senatùr ha sempre evitato lo scontro frontale, temendo che un braccio di ferro alla luce del sole tra il padre del Carroccio e l'attuale segretario finisca per danneggiare solo il movimento. Nelle ultime settimane, però, qualcosa è cambiato. Al punto che Bossi sta pensando seriamente a una presa di posizione pubblica contro Salvini. Di certo, ieri a Montecitorio non lesinava critiche, soprattutto sull'ipotesi che la Lega Nord possa cambiare nome per diventare un partito a vocazione nazionale. «Una cosa che neanche un cretino...», la butta lì il Senatùr.
Nei conciliaboli con i colleghi dentro l'Aula, più di un deputato chiede a Bossi cosa ne pensi di un'eventuale modifica di quella che è da sempre la ragione sociale della Lega: niente più «Nord» nel nome e discesa al Sud. «Se davvero è questa la strada che vuole prendere, meglio non perda tempo», è la replica di Bossi. Che ricorda quanto fragoroso sia stato il flop della lista «Noi con Salvini» alle amministrative di giugno: dal 2,7% di Roma all'1,9 di Caserta passando per lo 0,8% di Olbia e lo 0,2 di Crotone.
Perseverare nel progetto, insomma, secondo Bossi sarebbe «un gigantesco errore», farebbe perdere al partito la sua identità e allontanerebbe i militanti storici, quelli che in Lombardia e Veneto sono lo zoccolo duro del movimento e, soprattutto, di tutte le iniziative sul territorio. Salvini sul punto non si pronuncia e dribbla ogni domanda. «Fino al 4 dicembre nei miei pensieri c'è solo il referendum», risponde il segretario della Lega. Ma Bossi non arretra. E punta il dito contro la modifica dello Statuto, «opera di Roberto Calderoli», che ha tolto al presidente federale (cioè a Bossi) il diritto di indire il congresso, compito che da quest'anno è invece in carico al segretario (cioè Salvini). Che ad oggi, nonostante l'imminente scadenza in dicembre, ancora non ha avviato nessuna delle procedure per la convocazione. La convinzione del Senatùr è che Salvini abbia timore della conta interna, anche se va detto che al momento non si vede chi potrebbe davvero contendergli la segreteria. Di certo, però, sono in molti a non essere contenti della gestione di Salvini e, soprattutto, di come il suo entourage si sta muovendo a via Bellerio. È a loro, forse, che si riferisce Bossi quando dice che il congresso «darebbe finalmente un chiaro indirizzo politico» e «cancellerebbe i troppi infiltrati e traditori entrati in Lega mentre mi facevano fuori grazie alla magistratura».
Tutte considerazioni che il fondatore del Carroccio ha iniziato a non tenere più solo per sé. Ne ha parlato con diversi deputati e, martedì sera a Roma, pure con Giulio Tremonti. D'altra parte, la rottura con Salvini è ormai insanabile. Non è un caso che Bossi sia l'unico deputato a cui il capogruppo Massimiliano Fedriga non recapita gli sms con il calendario dei lavori della Camera e le indicazioni di voto del gruppo.

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