mercoledì 11 maggio 2016

Rose rosse per la Boschi: gliele manda Casa Pound


(G.p)Nel Partito Democratico del premier Renzi continua, senza sosta e senza tregua, il dibattito sulle riforme costituzionali, nonostante il referendum sia previsto solamente per il mese di ottobre. Anche all'interno del partito di Renzi ci sono posizioni diverse, per cui notiamo sui social network e sui media un continuo e costante botta e risposta su questo tema tra Gianni Cuperlo ed il ministro Maria Elena Boschi. Nel botta e risposta la ministra Maria Elena Boschi è giunta a sostenere la tesi, in virtù della quale, chi vota no fa come Casa Pound, scatenando una accesa polemica politica. 
Della simpatica risposta di Casa Pound alla Boschi ci parla il collega Giulia Ulrich dalle colonne de Il Giornale, con un interessante articolo, che rilanciamo per intero.



Nel botta e risposta sulle riforme in casa Pd, tra Gianni Cuperlo e Maria Elena Boschi, è finita in mezzo anche Casapound.Il partito di estrema destra, infatti, è stato chiamato in causa dal ministro Boschi: "Più volte ho sentito equiparare chi vota 'si' con Verdini. Mi sono limitata a dire che chi vota 'no' vota 'no' come Casapound, una valutazione di fatto reale nella sua banalità". Apriti cielo: il commento al vetriolo della Boschi accende la polemica nel dibattito politico.

La risposta di Casapound però non si è fatta attendere. E se il ministro per le riforme incalza con le provocazioni, Casapound ringrazia e ricambia con rose rosse: “Manderemo alla ministra un bel mazzo di rose rosse. E la invitiamo anche a CasaPound per un dibattito sulla Costituzione”, dice. La ministra, aggiunge Di Stefano, ha fatto a Casapound “un grande favore”, “e la ringraziamo molto per questo. In tutti i salotti televisivi, in tutte quelle trasmissioni dove non ci invitano, ora parlano di noi”.

“Se qualcuno si scandalizza perché al referendum voterà come noi, ci fa piacere”. “Difendiamo lo spirito di alcuni articoli” della Costituzione, spiega, “specie quelli di carattere economico e sociale, a cominciare dal primo: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. A Roma “pensiamo che avremo un risultato pieno e che con noi si dovrà fare i conti”.

Chissà che il ministro non accetti l'invito. Se sono rose fioranno...

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