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Rauti story/19: ma era davvero un fascista di sinistra? Una replica ad Aldo Giannuli

(umt) Aldo Giannuli pubblica oggi sul suo blog una messa a punto sulla questione dell'identità politica di Rauti e insiste: non lo si può considerare un "fascista di sinistra". Per l'occasione mi "tira in mezzo", costringendo il mio ragionamento in una camicia di forza in cui non mi riconosco:
Anche Ugo Maria Tassinari, che di storia della destra ne sa, mi dice che Rauti era un fascista di sinistra, antioccidentale, antiamericano ecc.
Sta parlando di me, è evidente, ma di tratta - come ho commentato a caldo - di una 
semplificazione brutale. Io sostengo un’altra cosa: che Rauti nel 1976 legge nel nascente compromesso storico un’opportunità da cogliere e lancia lo slogan dello “sfondamento a sinistra”, slogan che spinge i suoi giovani seguaci a rivolgere l’attenzione a un sociale che la precedente generazione evoliana aveva sommamente disprezzato.Così come non ho mai pensato a un Rauti antiamericano: tant’è che ancor’oggi - e io l’ho ricordato ripubblicando l’intervista a Mineo al tg 3 - molti suoi ex seguaci gli attribuiscono come un tradimento la posizione assunta in occasione della guerra dell’Iraq (mentre Le Pen si schierò a sostegno di Saddam).
D'altra parte mi sembra opportuno precisare che di alcuni elementi della mia narrazione sulla strategia della tensione sono tributario dello storico pugliese: l'idea, da me condivisa, che il convegno del Parco dei Principi non è l'atto di fondazione del partito del golpe ma lo snodo decisivo di un lavorio iniziato qualche anno prima in ambienti atlantisti europei è farina del suo sacco. 
La sua precisazione in sette punti è, per molti versi, ampiamente condivisibile e quindi può costituire una buona griglia di partenza per articolare o focalizzare meglio i temi. :
1. Rauti fu presente alla fondazione del Msi ma, insomma, non si può dire che ebbe alcun particolare rilievo nei primi anni di vita del partito.
>>> E' talmente vero che gli evoliani costituiscono una corrente prevalentemente giovanile e il leader politico più noto della componente, tanto da diventare segretario nazionale del Raggruppamento giovanile, è Enzo Erra, che uscirà ben presto anch'egli dal Msi ma per inseguire, 40 anni prima di Alleanza nazionale, il sogno di una Grande destra che in quei tempi significava la ricucitura dello strappo del 25 luglio con i badogliani e l'alleanza strategica con i monarchici.
2. Rauti ed i suoi amici (i Far) si collegarono subito a Julius Evola, filosofo esoterico che, fascista di sinistra proprio non lo era nemmeno da lontano, perché teorico ultra elitario e simpatizzante del nazismo. E neppure i Far possono definirsi (né si definirono) fascisti di sinistra.
>>> Il più consistente gruppo di fuoco dei Far era composto da "socializzatori", cioè la corrente rivale degli evoliani: tra questi spiccavano Paolo Luci Chiarissi, Enrico De Boccard e Mario Tedeschi. E' opera loro l'occupazione della sede Eiar per interrompere le trasmissioni radio con la diffusione di Giovinezza, nel primo anniversario della morte di Mussolini. Pochi mesi dopo la maggioranza dei Far, seguendo le indicazioni dei due leader più prestigiosi,  Romualdi e Cesco Baghino, rientrano nel partito e lasciano la sigla Far agli "spiritualisti" ma il gruppo clandestino si dissolve rapidamente. Gli arresti del 1951, che colpiscono non solo il gruppo evoliano ma lo stesso Maestro, riguardano un'altra sigla, la Legione nera che è impropriamente identificata con i Far.
3. Il Centro studi Ordine Nuovo, creato nel Msi nel 1954 (dopo la vicenda dei Far e del loro scioglimento) non si definiva affatto di “sinistra” o erede delle correnti sindacali del fascismo, né aveva la “Carta di Verona” fra i suoi testi di riferimento (cosa che invece era propria della corrente almirantiana). Piuttosto, come avverte lo stesso nome Ordine Nuovo, le loro simpatie andavano al nazismo e vorrei ricordare che le correnti di sinistra del nazismo (come Gregor Strasser o le Sa) erano già state epurate nel 1934. Il modello di On fu piuttosto quello delle Ss, che si proponevano come ordine cavalleresco del Reich e corrente elitaria e di destra della Nsdap.
>>> Infatti, in contemporanea alla fuoriuscita degli ordinovisti nel 1956 dopo il congresso di Milano escono anche i componenti della sinistra interna come il professore Massi.
4. Rauti ed On non furono affatto antioccidentali sino a tutti gli anni settanta, anzi –come dimostra la lettura degli atti del convegno di Parco dei Principi- furono fautori dell’occidentalismo più oltranzista.
>>> Sul terreno dottrinario l'antiamericanismo era un cavallo di battaglia di Ordine nuovo con il costante richiamo alla ortodossia evoliana, che equiparava liberalismo e bolscevismo come due faccia della stessa medaglia, la dittatura del quarto stato, anche se poi proprio un testo d'occasione del 1953 ("Gli uomini e le rovine") legittimerà l'appoggio tattico agli Usa in chiave antisovietica. Ma il posizionamento di Rauti e dei suoi non è strettamente filo-americano. Anzi, la tanto celebrata operazione "Le mani rosse sulle Forze armate", il libello scritto a sei mani (con altri due giornalisti neofascisti e ammanigliati con i servizi segreti) è finanziata dal generale Aloja che si contrappone al generale de Lorenzo, atlantista ortodosso, da posizioni "europeiste". Rauti e i suoi appoggiano Aloja che sostiene la professionalizzazione dell'Esercito e la necessità di corsi di arditismo (all'epoca la posizione della sinistra era "giacobina": la leva obbligatoria come strumento di partecipazione delle masse e di controllo sulle tendenze autoritarie e reazionarie dei vertici militari). Sconfitto il suo tentativo il generale ritira il libello e liquida con un congruo assegno i tre. 
5. On condivise pienamente le teorie della “guerra rivoluzionaria” che erano dottrina ufficiale della Nato e, coerentemente, collaborò con il servizio segreto militare italiano.
>>> La dottrina della guerra rivoluzionaria nasce tra gli ufficiali cattolici tradizionalisti francesi scioccati dalla gestione politica del conflitto in Algeria. Un ambiente che produrrà un soggetto interessante come Guerin Serac. E' lo stesso Vinciguerra a sostenere che l'Oas (di cui Ordine nuovo era importante supporter in Italia) era strategicamente funzionale agli interessi americani perché "nemica di De Gaulle" e della sua politica estera   antieuropea e anti-Nato. Ma è difficile credere che i "soldati perduti" fossero sic et sempliciter al soldo della Cia. Lo stesso Filippani Ronconi, massimo teorico dei "gruppi misti di civili e militari", era legato piuttosto a Enzo Erra, con cui condivideva la filiazione iniziatica alla scuola steineriana. Così come va anche detto che la principale corrente "gollista" italiana all'epoca, la "Nuova repubblica" del presidenzialista Pacciardi era di rigorosa osservanza atlantista (Pacciardi da ministro della Difesa per il Pri è tra i padri fondatori di Gladio) e il suo braccio destro è un altro evoliano della prima ora, Fabio de Felice, eletto deputato nel 1953 sull'onda dell'emozione del suo ferimento negli scontri per Trieste italiana (che lo resero zoppo). De Felice rompe ben presto con il Msi e dopo una lunga e complicata navigazione nella destra non fascista alla fine degli anni Settanta si ricongiunge con gli epigoni di Ordine nuovo (Signorelli, Fachini, Calore) per dare vita alla breve stagione di "Costruiamo l'azione", che gli costerà una lunga detenzione e l'accusa di essere stato l'ispiratore della strage di Bologna. 
Sono fili e intrecci assai complicati. Saltiamo quindi gli ultimi due punti (i rapporti di Rauti con i regimi parafascisti di Portogallo e Grecia) e arriviamo invece al nodo politico essenziale: l'invenzione dello "sfondamento a sinistra". Che è un'invenzione tattica e d'occasione ma che, come i deliri di certi paranoici, produce importanti effetti di realtà e quindi bisogna smontarne il dispositivo ma anche riconoscerne l'efficacia.
Quando nel 1975 è il rautiano Signorelli, un ordinovista rientrato nel Msi, a farsi carico di gestire quel che resta del Movimento politico Ordine nuovo (i dissidenti che avevano rifiutato il ritorno nel partito) dopo il processo, lo scioglimento ope legis e la messa al bando. Quando la sua corrente peronista, Lotta popolare, ben radicata nelle periferie romane e attiva in alcune iniziative sociali, entra in rotta di collisione con i vertici del partito e scattano i provvedimenti disciplinari Rauti non fa una piega. E' solo alla fine del 1976 che il combinato disposto tra la scissione di Democrazia nazionale e l'ingresso in maggioranza del Pci lo illumina e lo spinge a lanciare la celebre formula dello "sfondamento a sinistra" che porterà uno dei suoi più geniali allievi, Umberto Croppi a tentare uno scippo "situazionista" sulla cacciata di Lama all'Università. Quello slogan fortunato e ineffettuale, insieme alle iniziative culturali, al fermento artistico e creativo che i giovani rautiani metteranno in campo a partire del '77 si rivelerà decisivo nel trattenere sul terreno della lotta politica un pezzo importante di una "generazione in nero" che vedrà invece centinaia di militanti essere trascinati e travolti dalla tentazione della via breve. E, certo, i cervelli più fini di questa scuola abbandoneranno ben presto il rautismo e lo stesso "mito incapacitante" del neofascismo per tentare, dopo la sfortunata esperienza della Nuova Destra, sintesi nuove.
Quindi è vero che Rauti è arrivato tardi e male al "fascismo di sinistra" ma sicuramente un pezzo importante della sua scuola sì, tanti ragazzi dei tardi anni '70, erano decisamente "fascisti di sinistra".

7 commenti:

  1. rauti antiamericano?? ma se era a libro paga della cia! davvero c'è ancora qualcuno che crede a queste cazzate?

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  2. non è un argomento se pensi che anche bin Laden... o anche tu credi che le torri se le sono fatte da soli?

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  3. Comunque era Biagio Cacciola, non Croppi....che comunque condivise, come pure il sottoscritto...

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  4. E' vero Ferdinando, lo so bene e lo stesso Umberto lo riconosce ma a sua volta Biagio - che non rautiano - in un'intervista lo ha tirato in mezzo ...

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  5. Il famigerato convegno del Hotel Parco dei Principi, ove si pretende sia stata inaugurata la c.d. "strategia della tensione" fu un convegno pubblico, i cui atti furono pubblicati successivamente dall'editore Volpe. Parteciparono a questo convegno, alti magistrati,alti ufficiali delle forze armate,docenti universitari, giornalisti, e alcuni militanti di estrema destra. Trovo molto strano che gli artefici di una guerra rivoluzionaria, si riuniscano pubblicamente, esponendo le loro tesi anche agli avversari.Se fossero stati dei cospiratori avrebbero tenuta segreta la loro riunione, ma soprattutto la loro strategia controrivoluzionaria. La c.d. "strategia della tensione" ha la stessa valenza storica dei famigerati Protocolli dei Savi anziani di Sion, che pretende dare una chiave di lettura cospirativa alla storia contemporanea.Tutti a respingere tali seconda ipotesi di lavoro sdegnati, mentre tutti creduloni quando si tratta della c.d. "strategia della tensione" e di Rauti, agente americano.Chiedo di esibire le prove, i documenti, ricordando che egli aderì alla RSI, che non fu certa al servizio della causa americana.

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  6. Ci sono stati quadri militari di Salò che hanno formato gli incursori della Marina militare israeliana.
    Anche il congresso di Potere Operaio in cui si fonda il progetto del partito dell'insurrezione era pubblico e aperto alla stampa.
    E la cosa divertente è che tra i più accaniti sostenitori della clandestinizzazione fu Pancho Pardi oggi bigottissimo parlamentare dipietrista.
    Quanto a Rauti non ho visto gli statini paga della Cia ma so che quando ne ha avuto la possibilità, da segretario del Msi, si è schierato con gli Stati Uniti contro il "camerata" Saddam e il partito nazionale e socialista Baath

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  7. Biagio Cacciola è stato anche Rautiano (in Fiamma Tricolore), è stato anche socialista tricolore, è stato tutto come tanti che, caro Ugo, hanno poi sposato l'unica ideologia italiana che tutti accomuna: "Tengo famiglia".
    E Rauti, dopo Evola e lo sfondamento a sinistra, si è rifugiato nel suo salotto ed aha mandato avanti, perché a lui sarebbe venuto da ridere, Isabella Gianni Flavia Annalisa Granata ecc...
    Ma si sa, non c'è niente di più antifascista del "Tengo famiglia".
    Perfetta alternativa al "Me ne frego".
    Anzi, vorrei proporre all'ANPI di metterlo nelle loro bandiere il motto "Tengo famiglia", molto adatto anche per i bambocci che reclutano raccontando loro come ammazzavano, alle spalle, i fascisti.

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