Pupilla di Granata alla Camera con la celtica: ed è polemica - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 16 marzo 2011

Pupilla di Granata alla Camera con la celtica: ed è polemica

"Non trovo inopportuno che una celtica venga portata a Montecitorio. Trovo piuttosto inopportuno che a Montecitorio entrino indagati per mafia". Se l'è cavata con una battuta il pasdaran finiano Fabio Granata, pronto a difendere una sua giovane militante arrivata alla Camera con una croce celtica al collo. E' una catenina con medaglietta che porta sempre, come si evince dalla foto in canottiera che compare nel suo profilo facebook. Lucia Alonzi, esponente della destra identitaria, intervenuta alla conferenza dei finiani Angela Napoli e Fabio Granata contro la mafia l'ha buttata invece sul religioso: "E' un riferimento a un periodo lontano sono un'appassionata di cultura celtica e di druidismo".

Alonsi, che ha appena compiuto 29 anni, è nata ad Alatri ed è laureata in scienze politiche. In sua difesa, quando un cronista le ha fatto notare che per la legge Mancino la croce celtica è equiparata alla svastica del nazismo e costituisce quindi apologia di reato, è intervenuto Granata: "Mancino farebbe bene a dire la verità sulle stragi di mafia e comunque una cosa è portarla al collo, una cosa è difendere certi principi. Me ne assumo la responsabilità, è il segno di una identità cattolica". La difesa d'ufficio non ha persuaso i giovani comunisti: "Il simbolo ostentato al collo durante una conferenza stampa alla Camera dalla giovane dirigente di Fli Alonzi è una vergogna nazionale: è un insulto alla storia del nostro Paese, della Costituzione e dello stesso Parlamento in cui la Alonzi si trovava". Lo dice in una nota Flavio Arzarello, coordinatore nazionale ella Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci - Fds. Inoltre Granata che, per giustificarsi, non distingue una croce celtica da un crocifisso è davvero comico. Il dato politico, del tutto evidente, è che non si può il sabato manifestare per la Costituzione e il martedì esibire alla Camera la croce celtica".

25 commenti:

  1. certo che pure chi non distingue una celtica da una svastica è comico... anzi molto più comico del confondere la celtica con la croce cristiana...

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  2. In fondo lo sanno tutti che Fini è il buon vecchio fascista di sempre..........................................................................

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  3. "Non trovo inopportuno che una celtica venga portata a Montecitorio. Trovo piuttosto inopportuno che a Montecitorio entrino indagati per mafia".Complimenti per la battuta all'onorevole Granata che in questo modo ha difeso Lucia Alonzi,colpevole di indossare una croce celtica al collo, la quale per difendersi dalle solite accuse ha dichiarato :è un riferimento a un periodo lontano sono un'appassionata di cultura celtica e di druidismo..
    Una domanda mi sorge spontanea,cosa c'entra la cultura celtica e dei drudi,con la cultura politica di futuro e libertà, partito mondialista, dell'accoglienza agli imigrati senza se e senza ma, del libero mercato, della globalizzazione, umile servo dei poteri forti?

    Giuseppe Parente

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  4. ho una foto della mussolini con la celtica sulla coscia destra
    era ad un comizio e si mise un foulard attorno alla coscia
    era una celtica
    che scoop ragazzi
    sta mussolini con tutti sti scoopppp mi fa morire
    Dono un FIORE alla mussolini per la celtica che aveva sulla coscia

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Per essere una militante di un partito il cui capo è il voltagabbana-liberale-antifascista-progressista de "il fascismo è il male assoluto", sta croce celtica mi sembra un pò inopportuna.

    ..."identità cattolica", "druidismo" (Sic!) e "cultura celtica"... e tutti i fascisti che hanno celtiche appese al collo o tatuate? Non hanno capito un cazzo del simbolo che ostentano?!?!?!?!?!

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  7. La celtica rappresenta valori che sono antagonisti a ciò che la politica di Fini e accoliti, personificano. Poi Granata che scriveva su una pregevole rivista evoliana come Heliodromos, proprio non lo capisco. Per fortuna che Fini e la sua formazione politica, sono alla canna del gas!La fine che meritavano entrambi; sono seduto in riva al fiume in trepida attesa.... T.V.

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  8. mamma ma...che confusione! Equiparare la croce celtica alla svastica... a prescindere dalle appartenenze questo can can mi sembra eccessivo....

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  9. che sia un simbolo del cristianesimo nordico va bene ma credo tutti sappiano che nel nostro ambiente è contestualizzata ad una certa identità.
    Allora, o sai difendere il simbolo che hai scelto,difendendo così anche il tuo retaggio culturale, o eviti le bischerate come "amo la cultura druidica". Sei voluta entrare a Montecitorio con la celtica e poi hai farfugliato di fronte ad una contestazione da due soldi.

    Marco Petrelli

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  10. IGNORANTI
    LA CROCE CELTICA è SOLO UN TERMINE USATO DA ANNI
    INFATTI IL VERO NOME SAREBBE RUOTA SOLARE MA NULLA A CHE VEDERE CON IL CRISTIANESIMO IN QUANTO ERA UNA SIMBOLOGIA RUNICA
    LA CROCE CELTICA FU IL SOGNO DI COSTANTINO CHE SOGNO APPUNTO UNA CROCE AVVOLTA DA UN CERCHIO INFUOCATO
    MA CHE CONFUSIONE CHE FATE
    CMQ LA CELTICA CHE TUTTI I CAMERATI PORTANO AL COLLO NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LA SIMBOLOGIA PAGANA ( LE RUNE O SIMBOLI RUNICI )
    PERCHè INCARNA PIU UN SIMBOLO CRISTIANO ( VEDI LA CROCE CHE ESCE FUORI DAL CERCHIO )
    LO SVASTICA ( PER ESATTEZZA VISTO CHE LE RUNE SONO AL MASCHILE ) NULLA A CHE VEDERE CON LA CROCE CELTICA .
    STUDIATE
    OSTENTARE SIMBOLI AL COLLO NON VUOLE SENTIRLI NELL'ANIMA
    ORMAI E' DI MODA

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  11. Tutto questo ci mette di fronte al potere del linguaggio e al potere del simbolo. Non c'è da stupirsi se certi simboli vengono associate a valenze non originarie. Tutto sta nel capire se le spiegazioni portate da chi usa certi simboli sono in buona o mala fede. Io posso essere Pol Pot ma anche appassionato di rune, chi me lo impedisce? Questa cosa di associare rigidamente degli schemi è tipico di certa sinistra, se poi lo stesso vizio si trova anche in certa destra è proprio vero che gli estremi si toccano, o perlomeno certe dinamiche e modi di pensare sono comuni, il che fa riflettere.... Personalmente, avendo avuto un passato skin, sono temi che sento molto, a causa della testa che mi hanno fatto per il look, gli atteggiameni etc etc

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  12. Croce celtica svastica fascio sono tutti simboli della tradizione indoeuropea ed europea.
    Dei tre quello che gradisco meno è proprio la croce celtica: troppo cristiano e troppo nordico.
    Gli italiani non possono che preferire il fascio, simbolo sia degli etruschi che dei romani.
    Anche la svastica però è un simbolo che gli etruschi usavano ed è quindi un nostro simbolo.
    Non ci sto a sposare simboli giudaici o islamici o cristiani: roba da Vicino Oriente semita.
    È un fatto culturale e storico e come tale non solo va rivendicato, ma PRETESO.
    Altrimenti è meglio emigrare tutti in Israele e farsi giudei.

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  13. Indosso la croce celtica da circa un decennio, si amo la cultura celtica,ammiro lo stile che i Druidi avevano, non ho farfagliatato davanti a nessun giornalista..vi consiglio di informarvi prima di parlare,vi consiglio di fare il possibile affinchè i valori della tradizione della cultura che si condivide vengano riportati in auge.. mi dedico alla politica da sempre, la rivoluzione non si fa stando al sicuro dentro 4 mura discorrendo senza agire.Le nuove generazioni vanno indottrinate, non vi limitate alle solite frasi fatte, è fuori moda ormai e in molti nel nostro ambiente sono soliti seguirla.. ELEVIAMOCI.
    Lucia Alonzi

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  14. Grazie, Lucia, per la precisazione

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  15. Se fossi di Destra avessi delle convinzioni e venissi dal PDL votare FLI sarebbe elevarsi, RAS non fare l'errore tipico dei militanti ossia vedere la realtà sempre con i propri occhi...

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  16. Il problema non è la croce celtica ma che la indossi una di Fli....Più che un problema uno scandalo!!:-))

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  17. Lucia non parli di sicurezza dentro quattro mura perché su questo blog non scrive gente dei Giovani Democratici o di Giovane Italia, scrive gente di diverse sigle della destra radicale (tutti i colori del nero, per parafrasare qualcuno) che in realtà come Umbria, Toscana, Emilia non si trovano certo avvantaggiati. Lei ha voluto indossare la croce celtica, ha fatto la sua scelta, bene. Ora, se permette, noi esprimiamo la nostra posizione. Druidi a parte, la celtica per molti di noi rappresenta un'identità che s'è scelto di portare avanti. Capirà che vederla al collo di un finiano alla Camera crei qualche malumore. Si aspettava forse il silenzio sull'argomento?

    Marco Petrelli
    FN Terni

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  18. P.S. Indottrinate??? Ma si rende conto di quello che dice? Le persone Non vanno indottrinate vanno cresciute e seguite per sviluppare in loro un senso critico, quel senso critico che rende l'uomo libero e diverso dal mulo da soma.
    Non ho parole

    Marco Petrelli

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  19. Cari,
    è falso che la croce celtica sia proibita dalla legge Mancino.
    In realtà questa Legge si rimette ad una raccolta di simboli contenuti nell'appendice della Convenzione internazionale di New York sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965).
    In tale appendice non è contenuta la croce celtica.
    Scusate la pignoleria.
    ddt

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  20. Scritto nel 2000:a proposito di "CELTICA"
    La realtà
    supera sempre la fantasia
    (Breve tentativo di Apologia di un simbolo
    “proscritto”)
    Negli anni ’60, in particolare sotto elezioni, girava la
    seguente barzelletta, un democristiano chiede ad un comunista: “Senti, oggi
    che comandiamo noi in Italia si può benissimo parlar male del capo del governo: Fanfani. Il
    giorno che comanderete voi, lo potremo fare ancora?
    Rispondeva il
    comunista: “Certo. Di Fanfani potrete ancora parlar male"!
    Come al solito
    la realtà supera la fantasia. Da quando comandano le sinistre, del
    recentemente scomparso Fanfani non si poteva più parlar male. Prima di
    tutto, perché avevamo visto avvicendarsi al potere tizi, di fronte ai quali
    lui ed il suo antico avversario Giovanni Leone erano oggettivamente dei
    “Giganti” (il che è quanto dire!). Poi perché i governi Dini, Prodi e
    D’Alema si sono retti anche grazie al voto dei due vegliardi in questione,
    avendo entrambi aderito al Partito Popolare.
    Se non si può più parlar
    male di vecchi arnesi democristiani in disarmo, universalmente esecrati
    quando al governo c’erano loro, figurarsi cosa si può fare di inviso ai
    nuovi “Padroni del vapore”.
    Sinceramente, però non ci aspettavamo tanto.

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  21. Il 15 febbraio [2000], con una foga che non è mai stata usata contro altri
    simboli, ufficialmente neppure contro il fascio o la stella della B. R., è
    stata messa fuori legge la croce celtica. Chi la indossa o la espone su
    scarpe, sciarpe, giubbotti, striscioni e bandiere, si deve attendere, se
    non l’arresto, quanto meno una denuncia. Oltre, ovviamente, all’immediato
    sequestro della croce medesima.
    Premetto che chi scrive, fino ad un
    recente passato non è stato un particolare estimatore di tale simbolo. Ero
    convinto che si trattasse di un emblema, dalle origini legate ai culti
    solari del paganesimo celtico. Non dimentichiamo che certi gusti e disgusti
    in tal senso sono stati diffusi a destra da personaggi come Evola o, in
    tempi più recenti, de Benoist. Le librerie di destra brulicano di testi sui
    Catari, il Graal, il templarismo, la “magia delle rune”; il “cocchio regale
    dell’antimonio”, le “spade di Allah”, lo “Sciamanesimo” e simile
    paccottiglia. Giusto per capirci, lo ritenevo una sorta di fac – simile del
    “Sole delle Alpi” usato dalla Lega. Anzi, quest’ultimo, a ben guardarlo è,
    almeno graficamente, lo stesso simbolo, solo stilizzato diversamente. Senza
    contare che, d’altra parte, sono legato ad un altro simbolo: la Croce di
    Lorena (ma questa, come si dice nei romanzi, è un’altra storia).
    A

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  22. pprofondendo la questione, però, ho fatto tutta una serie di scoperte che
    mi hanno fatto parzialmente ricredere. Se l’origine remota può essere
    quella che ho accennato, in pratica è stato usato dai primi Cristiani. E’
    la cosiddetta : “Croce dei Santi Brandano, Patrizio e Colombano”. Si tratta
    di un emblema storico della Cristianità irlandese. In tale forma sono
    presenti monumenti in tutta l’Irlanda, sulle cui pareti è raffigurata la
    storia del mondo da Adamo ed Eva alla cristianizzazione delle isole
    britanniche. In un certo senso, si può affermare che, “mutatis mutandis”,
    il rapporto di tale simbolo con l’Irlanda è assimilabile a quello della
    Stella di Davide con Israele. I monaci irlandesi lo hanno diffuso un po’ in
    tutta Europa. Dopo l’incoronazione di Carlo Magno assurse a simbolo
    imperiale.

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  23. Da allora è stato usato anche dai Crociati. Secondo alcuni
    storici, era fatto proprio così l’emblema che Costantino fece mettere sulle
    insegne dei suoi soldati, prima della battaglia di Ponte Milvio contro
    Massenzio, dopo averlo visto in sogno, accompagnato dalla scritta “IN HOC
    SIGNO VINCES” (con questo segno vincerai).
    Si è diffuso nel dopoguerra
    presso tanti gruppi di militanti anticomunisti. In effetti, trattandosi di
    un segno di grand’efficacia grafica, facilmente riproducibile era
    prevedibile il suo successo. Ad onor del vero, molti, ignorando tutto
    questo sostrato storico o, quanto meno, fermandosi solo alla prima
    “puntata” di esso (la raffigurazione del sole) l’hanno usata come sostituto
    della svastica, o addirittura, hanno cercato di metterla, per cosi dire, in
    “concorrenza” con il Crocifisso. Ovviamente tali usi sono un’offesa per la
    Croce ed offrono il destro per campagne denigratorie e proibizioniste come
    quella in corso.
    Dopo le disposizioni in tal senso, i militanti del gruppo
    politico Forza Nuova hanno creato il “Comitato per la difesa della Croce
    celtica” ed in tale veste hanno inoltrato ricorso al TAR.
    Nell’attesa che
    le Autorità si pronuncino al riguardo, si è consigliato di non esporla e
    non indossarla. Fin quando ci sono, le leggi, anche quelle che non
    piacciono vanno rispettate.
    Nel 1966 dei beatniks sfilavano per Roma
    mostrando cartelli con i villaggi vietnamiti devastati dalle bombe
    americane. Non è questa né la sede né il momento adatto per parlare della
    guerra nel Vietnam o della “controcultura” beat –hippy -yippye, (come loro
    stessi la chiamavano e com’è stato immortalato dal libro omonimo di
    Fernanda Pivano)però, si può prendere esempio anche da loro. Se si
    vietano i simboli, mostrare direttamente le cose simboleggiate. Si tratta
    di mostrare immagini come la famiglia in preghiera del celebre “Angelus dei
    seminatori” (di Jean François Millet, esposto a Parigi al Museo d’Orsay) o
    una (apparentemente meno poetica, ma non meno indicativa) fila d’automobili
    parcheggiate in primavera con i vetri abbassati e con le chiavi nel
    cruscotto; l'immagine dello studente cinese che ferma da solo una colonna
    di carri armati in Piazza Tien An Men; quelle relative alla caduta del muro
    di Berlino; le frasi di Bobby Sands o di Ezra Pound; lo scoppio della bomba
    atomica americana su Hiroshima; alcuni dei milioni di morti in Russia, Cina
    e Cambogia; le chiese devastate dai miliziani comunisti nel corso della
    guerra civile spagnola; le fantastiche illustrazioni de “Il Signore degli
    Anelli” o di “Conan il Barbaro”; il gabbiano in volo o il gran biplano di
    Richard Bach; la serafica e dignitosa compostezza delle famiglie reali del
    passato, dai faraoni d’Egitto alla casa d’Asburgo o di Borbone, ed infine,
    la cosa più significativa d’ogni altra: la semplice croce cristiana.
    Se
    poi la proibizione sarà ristretta solo agli stadi di calcio,
    paradossalmente vorrei dire “ben venga!”. Si sa che, negli stadi, la
    violenza delle tifoserie è gratuita. Proprio l’abuso da parte di costoro ha
    diffamato tale simbolo ed ha dato il destro per le misure adottate. Ma è il
    principio che conta. Se si comincia con il proibire un simbolo in sé, sì da
    inizio ad una brutta china, alla fine della quale, DIO non voglia, non ci
    può essere nulla di buono. Osservava un caro amico: “A me, dei simboli, non
    m’interessa più di tanto. Sono preoccupato per l’aumento della benzina”.
    Caro amico, non ti do torto. La mia paura è proprio che si comincia con il
    vietare i simboli e poi, si possono vietare anche le lamentele contro
    l’aumento dei carburanti.
    E. C.

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