Speciale 2 agosto - Quell'estate a Tre Fontane - <b>FascinAzione</b>

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lunedì 2 agosto 2010

Speciale 2 agosto - Quell'estate a Tre Fontane

E' in libreria ma è anche disponibile on line per il download il libro di Antonella Beccaria e Riccardo Lenzi, "Schegge contro la democrazia", pubblicato da Socialmente, una casa editrice della Cgil emiliana. Un pamphlet sulla strage della stazione di Bologna tirato giù in poche settimane, grazie al contributo dello Spi, il sindacato pensionati della Cgil, a partire da documenti e testimonianze spesso vecchissimi ma tornati alla ribalta nel processo per la strage di Brescia. Pur non condividendo la tesi colpevolista del volume, nel rispetto della completezza e del pluralismo dell'informazione che anima questo blog, per gentile concessione degli autori, pubblichiamo il capitolo sulle vacanze siciliane di Fioravanti e Mambro, fino alla vigilia della strage

Alla fine di luglio 1980 Valerio Fioravanti e Francesca Mambro avevano avuto occasione di conoscere, presso la villa di Francesco Mangiameli (ove furono ospiti per circa 10 giorni), Gaspare Cannizzo. Solo negli anni successivi viene accertato che un tale Gaspare Cannizzo risulta essere stato funzionario della Regione Sicilia e massone di un certo rilievo, peraltro collegato con logge siciliane con vasta appartenenza di mafiosi. Dalla relazione redatta nel 1989 dell'Alto Commissario Antimafia sul delitto di Piersanti Mattarella (avvenuto a Palermo l’6 gennaio 1980) si legge che:
Mangiameli apparteneva all'Ordine Martinista. Di questa adesione, sia pure in maniera imprecisa, aveva infatti parlato Stefano Alberto Volo al dottor [Giovanni] Falcone, riferendo che Mangiameli, nell'estate del 1980, gli aveva proposto di entrare a far parte di un'associazione segreta che si ispirava ai principi dei Templari e del Santo Graal, di cui non gli fece però mai il nome. Nell'associazione avrebbe potuto essere introdotto da Gaspare Cannizzo, da Volo conosciuto nella casa di 'Tre Fontane', nel periodo in cui vi erano ospitati Valerio Fioravanti e la Mambro. Cannizzo è direttore responsabile del periodico palermitano 'Le vie della tradizione', rivista esoterica nella quale scrivono non pochi massoni, e il noto Claudio Mutti.
In seguito all'acquisizione, da parte della Commissione Antimafia nel corso della XI legislatura, delle schede anagrafiche degli iscritti alle logge di via Roma 391 ('Gran loggia d'Italia' di Piazza del Gesù, alias 'Centro Sociologico Italiano'), sequestrate dalla magistratura nel 1986 a Palermo, era stato possibile verificare che un certo Gaspare Cannizzo vi risultava iscritto. L'Ordine Martinista al quale erano affiliati Mangiameli e Cannizzo è strettamente collegato […] alle logge trapanesi di Giovanni Grimaudo, aderenti all'Obbedienza di Mandalari nata con l’aiuto e il riconoscimento di [Giovanni] Alliata di Montereale)”.
Per una persona come Fioravanti, che ha sempre rivendicato la sua lontananza da questo mondo, è una circostanza abbastanza inquietante, della quale è difficile che riesca a fornire una convincente spiegazione.
In Sicilia erano particolarmente presenti comunioni massoniche che si richiamavano all'obbedienza di Piazza del Gesù, in particolare quelle appartenenti al C.A.M.E.A.. Tra gli affiliati alle logge C.A.M.E.A. in Sicilia negli anni Ottanta figuravano numerosi individui ritenuti esponenti di Cosa Nostra. Non è tranquillizzante che in possesso di Alberto Volo sia stato a suo tempo trovato, oltre al documento intestato Vailati, anche una carta di identità intestata ad Angelo Siino, nominativo che negli anni successivi verrà indicato come il ministro dei lavori pubblici della mafia. E lo è ancora meno il fatto che Volo e Mangiameli il 30 agosto 1980 si siano rifugiati nei pressi di Perugia nella casa di Salvatore Davì, sottoposto alla sorveglianza speciale in quella città, in quanto sospettato di appartenenza ad associazione mafiosa. Nominativo che nel 2006 risulta nuovamente inquisito nell’indagine sui pizzini di Provenzano e che potrebbe appartenere (le verifiche sono in corso) alla stessa famiglia di Francesco Davì, indicato dal pentito Marino Mannoia come persona che avrebbe partecipato all’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, omicidio commesso il 6 gennaio 1980.
Cristiano Fioravanti aveva da tempo dichiarato che ad uccidere Mattarella era stato il fratello Valerio e che l’incarico era stato a lui affidato da un funzionario regionale. Davanti ai giudici palermitani aveva poi ritrattato, ma successivamente aveva riconfermato la circostanza dinanzi al giudice istruttore di Bologna, Leonardo Grassi.
Valerio Fioravanti, benché riconosciuto dalla moglie di Mattarella, fu assolto da quell’omicidio sulla base di una valutazione di Tommaso Buscetta secondo il quale la mafia non avrebbe mai appaltato un delitto di quel genere ad un soggetto esterno.
Massimo Ciancimino recentemente ha riferito di avere saputo dal padre Vito che l’omicidio di Mattarella era stato appaltato dalla mafia “alla manovalanza romana, un po’ delinquenti un po’ terroristi” per “uno scambio di favori”. La stessa giustificazione che ne aveva dato Cristiano Fioravanti.
Peraltro l’omicidio Mattarella fu rivendicato con la sigla “Nuclei Fascisti Rivoluzionari”, sigla utilizzata solo in pochissime occasioni e di cui Cristiano Fioravanti ammette la paternità in relazione ad alcuni incendi di autobus realizzati a Roma. La contestuale rivendicazione a nome delle Br risponde a una strategia di confusione già sperimentata in altre occasioni (Mambro ammette di averla utilizzata in occasione dell’assalto al distretto militare di Padova).

2 commenti:

  1. A prescidere dalla faziosità, che ovviamente va rispettata, sono arrivato a metà e ho gia trovato degli strafalcioni da corregere proprio con la penna rossa. A una prima analisi mi pare proprio che il libro valga per quanto costa, cioè zero.
    E io sono solo uno studioso a livello hobbistico!

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  2. Antonella Beccaria è una antifascista maniacale e troglodita. Ha scritto sempre nella stessa ottica, un libercolo intitolato:"Uno Bianca e trame nere"!In realtà i fratelli Savi, poliziotti e banditi in contemporanea, non avevano nessuna colorazione politica, si trattò solo di un grave fenomeno delinquenziale.Fu incaricato dal Ministero degli Interni di condurre una inchiesta interna alla questura del capoluogo emiliano Achille Serra, e di tale congrega di banditi se ne occupò anche il solerte magistrato Antonio Di Pietro, che arrivarono alla medesima conclusione: dietro la "Uno Bianca" c'era solo la targa! Ma non per la nostra eroina!Trama nera, trama nera sol con te si fa carriera, cantava un complesso di militanti politici dell'area !

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