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Ricordando Paolo Signorelli nel decennale della sua morte

Il 1 dicembre di dieci anni fa, andava oltre Paolo Signorelli, il “professore” della destra radicale romana, lunghi anni di dtenzione negli anni di piombo, condanne all’ergastolo a raffica per tre omicidi (Leandri, Occorsio, Amato) alla fine tutte annullate dopo lunghe battaglie giudiziarie e un’infinita carcerazione preventiva (oltre nove anni di carcere). In occasione del decennale della sua morte riporto fedelmente quanto scrisse Ugo Maria Tassinari,  dopo  il funerale  del professore sul settimanale Gli Altri. 

 C’erano pochi giovani ai funerali di Paolo Signorelli, il “grande vecchio” della destra radicale italiana. Probabilmente perché da parecchi anni aveva rinunciato alla militanza di gruppo. Lavorava a un laboratorio orientato alla costruzione di un progetto per quello che chiamava il Movimento di liberazione nazionale. Sempre in una logica di oltrepassamento della dicotomia destra/sinistra, un tema che caratterizza il suo impegno politico da oltre trent’anni. Dai tempi di “Costruiamo l’azione”, il gruppo più complesso della storia dei movimenti nazionalrivoluzionari italiani. Perché lì dentro c’era veramente di tutto:

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