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giovedì 1 novembre 2018

Ricordando Ezra Pound, un matto di libertà, il poeta più suntuoso

Quarantasei anni fa moriva a Venezia Ezra Pound. E’ impossibile, in poche righe esaurirne la grandezza. Pound è stato una delle intelligenze poetiche più grandi del secolo scorso: geniale letterato, economista, sublime organizzatore di cultura, artista visionario e profetico, uomo dotato di una sensibilità politica particolarissima, dote che gli permetteva di sperimentare un contatto profondo e speciale con il tempo storico. Per la sua lunga battaglia contro il potere dell'usura pagò un prezzo davvero caro, prima con l'internamento nelle vicinanze di Pisa e poi con la segregazione in un manicomio criminale negli Stati Uniti.

In occasione del quarantaseiesimo anniversario della morte di Ezra Pound vogliamo ricordare la sua figura con un articolo del collega Pietrangelo Buttafuoco Pound un matto di libertà, il poeta più suntuoso pubblicato da Il Fatto Quotidiano lo scorso 20 novembre.

Va bene fare tutto un fascio ma Casa Pound non è Forza Nuova. E lo stesso Ezra Pound, il più sontuoso dei poeti, ben volentieri gusterebbe all'osteria Angelino, il ristorante romano di Gianluca Iannone, capo del cattiverio, un piatto di carbonara.
Lo scandaloso Pound, a dispetto di tutti, col ditino alzato, chiederebbe anche un dito di Sangue Morlacco, il maraschino dei legionari fiumani servito ai tavoli e sempre lì e sempre con Iannone, front man di Zeta Zero Alfa canterebbe la bella assai "Disperato amore" la canzone degli innamorati ruvidi ma definitivi.
E va bene fare tutto un fascio, ma Ezra Pound che è ben più della chiacchiera in giornalese, giusto a Ostia, ci andrebbe a distribuire i vivere e a spalancare porte per dare pane e tetto ai poveri. Come fanno i ragazzi di Casa Pound.
Era matto, Pound. Tale e quale l'altro sublime matto suo compagno di prigionia, Walter Chiari, quando in barba ai loro carcerieri, a Pisa, facevano il saluto romano.
Pound urlava "alalà" dalla sua gabbia. Chiari, invece radunando tutti i camerati reclusi gridava: "un saluto a quelli della Decima"E "quarto d'ora di poesia della X" di Pound è pari all'Iliade perché, si sa, solo ai vinti compete la bellezza.
Non si sarebbe mai candidato alle elezioni, Pound, questo è certo, e se Casa Pound lo fa, dismette quella radice tutta di carne, sangue e malia che fa dar di matto in direzione poesia, altro che parlamento.
Matto di libertà, non certo di allucinazione, di Pound, contro la sua stessa cittadinanza, gli Usa, ebbe a patire il manicomio da dove attese il manicomio da dove attese di uscirne per tornare in Italia. Sbarcò a Genova, e anche lì, come a Pisa, fece il suo matto "alalà".

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