Ricordando Filippo Corridoni 103 anni dopo. Un rivoluzionario tricolore - <b>FascinAzione</b>

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martedì 23 ottobre 2018

Ricordando Filippo Corridoni 103 anni dopo. Un rivoluzionario tricolore

(G.p) Il 23 ottobre 1915, colpito da soldati austro ungarici, cadeva al fronte, Filippo Corridoni, giovane sindacalista marchigiano, una delle figure più originali ed interessanti del movimento operaio italiano.

Appena ventottenne, era già stato un protagonista delle lotte operai a Milano, su posizioni rivoluzionarie e si si era schierato, senza se e senza ma, con un forte slancio patriottico, a favore dell'intervento italiano nel primo conflitto mondiale

Allo scoppio della prima guerra mondiale Corridoni si presentò volontario per il fronte e poco prima della partenza mandò un saluto a Mussolini: Carissimo, fra pochi istanti partiamo per la linea del fuoco. Viva l'Italia! In te bacio tutti i fratelli delle battaglie di ieri sperando nell'avvenire »
Fu ucciso un secolo fa durante un attacco alla famosa Trincea delle Frasche, nei pressi di San Martino al Carso, oggi provincia di Gorizia.
Malgrado i centotre anni trascorsi dalla sua scomparsa, Filippo Corridoni rimane un personaggio ancora da capire nella sua complessità: espressione di una visione reale e concreta della lotta sociale ed allo stesso tempo figura mitica e mitizzata.
Il suo percorso ideale fu originale, prima antimilitarista convinto, poi interventista nella prima guerra mondiale, dal classismo al patriottismo ed alla morte in battaglia.
Per la sua inusualità, su Corridoni ha pesato una damnatio memoriae, che lo ha messo ai margini della storia del sindacalismo italiano, dopo che, durante il periodo fascista, era assurto a mito collettivo.
Nel dopoguerra la memoria corridoniana è stata coltivata a destra, in ambito sindacale, proprio quale esempio della possibilità di potere coniugare Patria e Lavoro, Socialità e Nazione. Ma per le altre realtà sindacali, quella comunista, socialista e cattolica, il suo nome è sempre stato visto con imbarazzo, a causa della a sua “dissonanza ideologica” rispetto alle scuole dominanti”.

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