1 gennaio 1978: muoiono due neofascisti catanesi per un attentato fallito - <b>FascinAzione</b>

Non perdere

Post Top Ad

Post Top Ad

domenica 31 dicembre 2017

1 gennaio 1978: muoiono due neofascisti catanesi per un attentato fallito

Il ritrovamento di due cadaveri sulle pendici dell'Etna, nella notte di Capodanno di 40 anni fa, porta alla scoperta di un nascente gruppo della guerriglia nera in Sicilia e in Calabria. La sua storia la racconta Enrico Tomaselli, ex segretario del Fronte della gioventù, a Nicola Rao, nella Trilogia della celtica.
Dopo la fine dell’esperienza di Lotta Popolare-Radio Contro, i militanti del Mpon di Palermo, Catania, Messina e Cosenza, compreso il sottoscritto, danno vita a un vero e proprio gruppo clandestino. Non ancora un movimento di lotta armata, ma di propaganda armata. Lo chiamiamo Fronte di Liberazione Nazionale (Fln). Siamo nel 1977 e respiriamo il clima dell’epoca. I cortei massicci e tosti di Autonomia a Roma e Milano ci entusiasmano, a tal punto che fondiamo anche un giornale, che battezziamo proprio Autonomia. In realtà non facciamo praticamente niente. Progettiamo alcune azioni dimostrative. Qualche esempio: a Palermo c’era una grossa ditta che produceva pasta. Così decidiamo di intercettare, armati e mascherati, i furgoni dei grossisti, impossessarci di questi furgoni, andare nei quartieri popolari e distribuire la pasta a tutti. Una cosa simile la pensiamo anche con i depositi di libri scolastici. Ma alla fine non combiniamo nulla, anche perché io vengo arrestato.
Per l'occasione, nella perquisizione domiciliare successiva all'arresto, per una stesa a una sezione del Pci a cui Tomaselli non aveva neanche partecipato, con alcune pistole sono sequestrate una parte delle cinquecento carte d’identità in bianco rubate la notte del 15 gennaio 1977 dal municipio di San Pier Niceto, nel messinese e che finirannon per rappresentare l'elemento di tracciabilità del Fronte che nell'autunno del 1977 passa all’azione. Tra l’ottobre e il dicembre del 1977 saltano in aria una dozzina di cabine e centraline telefoniche del palermitano. Tutte azioni rivendicate dal Fronte, così come l’attentato dinamitardo al commissariato di polizia di Mondello. Intanto arrivano le vacanze di Natale e un gruppo di giovani catanesi appena maggiorenni è intento a organizzare il veglione di Capodanno. Sono militanti neofascisti e gravitano  intorno al «nipotino» di Concutelli, Rino Candura, ventitré anni, uno dei capi del Fronte.  Il veglione sull’Etna, a Ragalna, nella baita di famiglia di Sebastiano Flores, vent’anni, altro militante del Fronte, che usa la villetta anche come depositonlogistico. Tra le cose custodite vi è anche parte dello stock delle carte d’identità rubate. Una leggerezza clamorosa che concorrerà a determinare lo smantellamento del gruppo armato.

" I giovani, in tutto otto - racconta Nicola Rao - partono da Catania. L’obiettivo – almeno quello dichiarato – è semplicemente preparare una brace per rosolare un maialino. Verso le 23, però, accade qualcosa di strano. Candura chiede a Sciotto di accompagnarlo fuori. I due prendono un lume a gas ed escono dalla baita, mentre gli altri restano dentro a mangiare, bere e cantare. Sembra tutto tranquillo. Ma mezz’ora dopo l’uscita di Sciotto e Candura il silenzio della montagna viene squarciato da un boato. Sarà un botto prematuro, si dicono i ragazzi nella baita. O forse l’Etna che ha ricominciato a eruttare, chissà. E continuano a mangiare. Arriva la mezzanotte. Brindisi, fuochi e auguri. Ma Candura e Sciotto non si fanno vivi. A quel punto i ragazzi cominciano a preoccuparsi e decidono di andarli a cercare. Al buio, facendosi strada con le torce elettriche, si dividono in tre gruppi, fino a quando uno di loro non si imbatte in una scena terribile: in zona San Valentino, a un chilometro e mezzo dalla baita, scoprono le tracce dall’esplosione sentita prima. Alberi bruciati, per terra un grande cratere, puzza di polvere da sparo e, soprattutto, pezzi di corpi umani sparsi nel giro di decine di metri. Brandelli dei corpi di Sciotto e Candura. I pischelli sono terrorizzati, scappano a gambe levate e tornano a Catania. Il padre di Flores avvertirà i carabinieri soltanto all’ora di pranzo del giorno dopo. I militari arrivano sul posto e trovano il corpo di Candura completamente dilaniato: pezzi di gambe e braccia sparsi nel giro di trenta metri, alcuni addirittura appesi sui rami degli alberi. Il corpo di Sciotto è spezzato in due, con la parte superiore ancora intatta. Segno che Candura aveva con sé una bomba, che gli è esplosa in mano all’improvviso, e che Sciotto era a qualche metro di distanza. Insomma, i due ordinovisti catanesi, militanti del Fln, si erano staccati dagli amici per andare a preparare una bomba. Ma da piazzare dove e quando?"

 I carabinieri vicino ai resti dei due militanti trovano una pistola calibro 9, un timer e un filo elettrico bipolare. Nella casa di montagna del giovane Flores oltre alle carte d’identità in bianco, ci sono otto candelotti di dinamite, un timer, un metro di miccia a lenta combustione, un rotolo di nastro adesivo, pezzi di armi, un caricatore di mitra Sten, quarantasette proiettili calibro 7,62 e cinquanta calibro 6,5, cento grammi di polvere da sparo, alcune fondine di pistola e un kit completo per la pulizia delle armi. Intorno alla baita vengono fuori un bidone e alcune lattine sforacchiati da colpi di pistola: evidentemente i «nipotini» del «comandante» utilizzavano quella base anche per addestrarsi con le armi. Tomaselli racconta:
Quando accade la tragedia dell’Etna sono ancora in carcere. Che dire? I catanesi erano cresciuti con la leadership di Concutelli. Ricordo di aver fatto con loro un paio di addestramenti in montagna con le armi. Nel Fln non c’era un vero e proprio capo, esisteva una sorta di consiglio direttivo, di cui facevo parte anche io, anche se effettivamente la figura di spicco era proprio Rino Candura. Sciotto era uno dei più giovani militanti del Movimento Politico Ordine Nuovo mentre Candura  veniva dai Volontari Nazionali del Msi e conosceva personalmente Concutelli ma non era inquadrato nella rete ordinovista. 

Nessun commento:

Posta un commento

Banner 700