sabato 25 novembre 2017

Stefano Delle Chiaie ricorda il Blitz di 42 anni fa contro Avanguardia Con Decine Di Arresti

G.p) Alle prime ore del 25 novembre del 1975, diversi dirigenti e militanti di Avanguardia Nazionale in tutta Italia, dal Nord al Sud furono identificati e successivamente arrestati.
Massimo Trigona, figlio di Libero, dirigente pugliese di Avanguardia Nazionale, dalla sua pagina facebook ricorda l'arresto del padre con le seguente parole: 25 novembre 1975, via Veneto, a Taranto, mattina presto, la strade viene circondata dalle auto della Polizia di Stato e della squadra politica, armati di tutto punto, salgono al quarto piano.... e bussano alla porte.
Mio padre Liborio Trigona, viene identificato ed arrestato, perché è uno dei dirigenti in Puglia di Avanguardia Nazionale, portato in Questura, ed immediatamente "tradotto" a Roma, nel carcere di Rebibbia, dove trova altri camerati di An nel braccio del G9.
Mio padre venne arrestato ed uscì dal carcere dopo nove mesi ,con la fedina penale pulita.
Stefano Delle Chiaie, leader indiscusso di Avanguardia Nazionale, in quel periodo storico latitante, nel suo libro l'Aquila ed il Condor, a pagina 137 ci descrive le difficoltà che vivevano i suoi camerati. Era venuto a conoscenza di un ordine, diramato a tutte le forze di polizia, di controllare avanguardia e di fare fuoco sui militanti, in caso di una operazione ritenuta prossima.


Alla fine del 1975 ero latitante in Italia e facevo base in via Sartorio, a Roma. Era il famoso appartamento dove saranno poi arrestati Adriano Tilgher, Giulio Crescenzi, Bruno Di Luia ed Enzo Vinciguerra.
Una mattina, verso l'alba, venne un camerata. Mi disse che Sandro Saccucci, che non sapeva della mia presenza in Italia, voleva avvertire i camerati di Avanguardia di un pericolo imminente : era stato diramato un ordine a tutte le forze di polizia di controllare Avanguardia e di fare fuoco sui suoi militanti in caso di una esecuzione di un'operazione ritenuta imminente.
L'operazione denominata "Libertas", era in parte vera, e prevedeva l'occupazione simultanea di più ambasciate all'estero per chiedere la liberazione dei detenuti politici.
Libertas non era stata ancora decisa e pochi ne erano al corrente. Mi allarmai, perché significava che la fuga di notizie proveniva da un ambito ristretto. Procedetti subito ad accertare che la voce non fosse trapelata da nessuno di Avanguardia.
Il sospetto cadde, allora, su un camerata considerato a volte superficiale e facile nel confidarsi.
Partiì dall'Italia con Pierluigi Concutelli e Peppino Pugliese per raggiungere la Corsica. Con Lello Graziani, in quel momento nell'isola, incontrammo il camerata sospetto e capimmo immediatamente che non era il responsabile della confidenza.
Per l'operazione Libertas avevo chiesto l'appoggio logistico ad alcuni portoghesi dell' Elp, quindi decisi di andare in Spagna per scoprire l'origine della fuga di notizie....
Molto tempo dopo, durante il mio processo di Catanzaro, tra le tante informative dei servizi ne scopri' una della CIA.
In essa si trasmetteva all'ufficio collegato che era stato un portoghese a riferire all'ambasciata americana dell'operazione.

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