martedì 19 settembre 2017

Lo stupro di Pinuccia e via Rasella. I partigiani non cambieranno mai

(G.p)"Assassini", "arroganti", "pedofili". Un'accusa durissima ai partigiani di ieri e agli epigoni di oggi. Un'accusa che proviene da una di una delle "vittime" della tragedia della storia.
Ecco la storia di Liana Gigliozzi, figlia di Romolo che è stato uno dei 335 italiani vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Per lei le responsabilità storiche e morali, come nel caso di Giuseppina Ghersi, sono chiare e vanno denunciate.
Una testimonianza coraggiosa e preziosa, raccolta dal collega Antonio Rapisarda e pubblicata da Il Tempo, storico quotidiano romano, che pubblichiamo per intero.





«Giustificare lo stupro di “Pinuccia”, la piccola Giuseppina Ghersi? È sempre lo stesso atteggiamento dei partigiani. Assassini, come è stato per mio padre: fucilato sì dai soldati tedeschi ma per “volontà” comunista». Liana Gigliozzi, figlia di Romolo ucciso nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, è un fiume piena. Nonostante siano passati decenni, da quel 24 marzo del '44, la ferita è ancora aperta. A non darle pace è la stessa «arroganza comunista» che accomuna la sua storia, vittima innocente a tre anni con la sua famiglia della guerra, con quella della bambina a cui l'Anpi vuole negare il ricordo e con quella del piccolo Pietro Zuccheretti, letteralmente dilaniato dalla bomba di via Rasella: atto che scatenò poi la rappresaglia dove morirono 335 italiani.

Signora Gigliozzi, di quale “atteggiamento” parla?
"Quando vogliono far fuori il nemico usano questi mezzi. La bomba di via Rasella ad esempio: un atto organizzato dai gappisti perché dovevano eliminare i loro oppositori, i loro nemici. Ma sapevano della rappresaglia, è stata voluta la rappresaglia. A guerra quasi finita sono morti “soltanto” trentatré alto-atesini in quell'attacco: se fosse morto tutto lo squadrone sarebbe stata una tragedia di oltre mille persone, dovuta alla rappresaglia. Questo è il loro modo di combattere: prendono e uccidono".

Continua a far discutere la posizione dell'Anpi di Savona che si è opposta alla volontà del Comune di Noli di intitolare una targa alla memoria di “Pinuccia”.
"Povera ragazzina...come donna, come madre, come nonna provo tanta pena per questa creatura. Sì, dicono, forse era fascista: forse, per un tema, lodato dall'entourage di Mussolini, da lì è stata tacciata per fascista. Non solo uccisa per questo, ma anche stuprata: e questo mi fa molto male perché a tredici anni ha conosciuto davvero la cattiveria umana. L'atrocità, la brutalità di questi essere umani".

Dall'associazione dei partigiani c'è chi chiede di “contestualizzare”...
"Per me questi tipi di reati non andrebbero prescritti: sei condannabile a vita. Anche dopo sessant'anni, settant'anni o ottant'anni tu devi pagare per quello che hai fatto".

I partigiani si difendono così: «Era una fascista. Alla fine della guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi paiono incomprensibili»...
Maria Goretti è stata fatta santa perché è stata uccisa anche lei, massacrata, da bambina. Ma chi ci dice che non avesse anche lei delle idee “scomode”? Con la Ghersi hanno fatto un “processo”, per così dire, su una bambina seviziata e violentata poi davanti al padre. Qualsiasi cosa avesse fatto non merita il ricordo? Perché no? Sono stati dei pedofili. A guerra finita, si sono accaniti come un gruppo di mascalzoni su una bambina sola e indifesa".

Anche sul piccolo Pietro Zuccheretti – una delle vittime civili di via Rasella - ci sono state omissioni. I gappisti hanno cercato di minimizzare sulla veridicità di quell'immagine raccapricciante del bambino col tronco dilaniato dall'esplosione. Che opinione ha?
"Su Pietro Zuccheretti fino all'ultimo hanno negato, nei processi, che ci fosse. Lo hanno fatto scandagliando la famosa fotografia. E invece c'è stato un bambino vittima, eccome. Le racconto la mia vicenda personale: dopo l'esplosione mio padre era uscito da via Rasella per andare a cercare me e mio fratello, che eravamo andati a giocare nei giardinetti. Ma noi lì non siamo mai arrivati, al Quirinale. Un fascista disse a mio padre: “Guarda Romolo, se entri ti prendono: perché stanno portando via tutti lì”. Mio padre questo lo ha pagato: “Fammi entrare ho visto un bambino – disse – e ho paura che i miei figli siano morti là sotto”. I partigiani invece hanno sempre negato che ci fosse un bambino. E invece c'era: Pietro Zuccheretti, morto proprio il giorno della bomba come scritto sulla lapide, 23 marzo del 1944..."

Suo padre fu ucciso subito dopo.

"Mi fa sempre molto male, guardi. Io non ricordo un abbraccio di mio padre. Ancora adesso, alla mia età, soffro i disturbi dell'abbandono. Se lo hanno ucciso i tedeschi sono stati i partigiani a volere la rappresaglia: i comunisti sapevano che se ci fosse stata la bomba ci sarebbe stata la reazione. Questo era il loro modo di farsi avanti. Del resto basta guardare anche ai tempi oggi, la loro prepotenza..."

A chi si riferisce?
"Si vede in ogni cosa che fanno. Prendiamo l'ultima che ha fatto l'onorevole Fiano. È andato contro la stessa Costituzione: reprimere la gestualità, il pensiero. Non si può dire di pensarla diversamente? Ma stiamo scherzando? Dopo i tutti i morti che hanno sulla coscienza, si permettono di censurare la storia?""

Che cosa si sente di dire all'Anpi?
"L'Anpi dovrebbe solo tacere. È un'onta che si porteranno per tutta la vita. Sia per le Fosse Ardeatine sua per la povera bambina il cui ricordo vogliono mettere a tacere. Facessero venire fuori tutta la verità: sarebbe un inizio. Ma ad oggi non li reputo degni di sbandierare una bandiera italiana..."

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