sabato 4 marzo 2017

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In memoria di Pietro Golia, nel trigesimo, per continuare la battaglia delle idee

L'esperienza di Controcorrente, dalla politica nazional popolare alla casa editrice
di Giuseppe(Pino) Marro

Nel ricordare Pietro, Emidio Novi ha scritto che “la sinistra armata degli anni Settanta era letteralmente terrorizzata dall’armata Golia, una sessantina di diciottenni che difendevano con coraggio legionario la loro agibilità”. Ero uno di quei diciottenni (diciassettenne per la precisione), quando, nel 1975, l’intelligenza politica di Emidio e le capacità attivistiche di Pietro diedero vita al Centro Culturale Controcorrente. Fu laboratorio politico, luogo di incontro e confronto (e talvolta scontro) di diverse sensibilità culturali.
Come non ricordare le sere e le notti di dibattito, spesso acceso, tra gentiliani ed evoliani, catto – integralisti e neo – pagani; tutti però rigorosamente poundiani! Sensibilità diverse, comunque accomunate da una visione spirituale del mondo e dell’uomo. Eravamo i populisti ante litteram, i sovranisti, gli identitari, che combattevano la battaglia culturale e politica contro la marea montante del conformismo politicamente corretto, per la giustizia sociale contro l’usura monetaria, per la verità storica contro la menzogna orwelliana. Anticipammo di quarant’anni la cronaca politica di questi giorni che vede finalmente i popoli, impoveriti dalla globalizzazione e dall’usura monetaria, ribellarsi – seppur confusamente - alla dittatura del pensiero unico liberista (della destra mercantilista) e liberal (della sinistra del capitale).
Noi, ragazzini terribili dei primi anni Settanta, poche decine in tutto, eravamo mossi da un tale fuoco interiore che moltiplicava le forze: un plotone dalla forza attivistica, politica e culturale di una brigata. Pietro Golia era l’anima di quella brigata. Un leader naturale, non solo perché di qualche anno più grande, ma per l’esempio, la dedizione assoluta, l’essere sempre il primo ad attaccare e l’ultimo a indietreggiare.
Eravamo giovanissimi, ma avevamo già capito tutto dei reali assetti di potere. Avevamo la chiarezza delle idee forti e la realistica visione degli scenari: dalla geopolitica alla politica monetaria, dalla revisione storica di quel fenomeno di bieco colonialismo che fu il 1860 alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, dalla denuncia del signoraggio bancario al mito di un’Europa dei popoli e non dei tecnocrati. Anticipammo di quarant’anni temi che oggi sono sulla bocca di tutti. Possiamo dire orgogliosamente che le nostre idee stanno vincendo.
Eravamo i fustigatori di una destra politica parolaia e perbenista, nostalgica e pantofolaia, che già allora non ci piaceva. Era parva mataeria per il nostro impeto. Era troppo poco. Teorizzammo la nascita di un movimento nazional – popolare, anticipando di alcuni decenni l’ondata populista che, da una parte all’altra del pianeta, sta per travolgere il sistema mafioso dell’usurocrazia mondialista e globalizzata.
Pietro in testa, ci ribellammo. Con intelligenza, con cognizione di causa, con spavalderia. Fondammo la prima radio libera non conformista (Radio Sud 95), la prima lista di disoccupati organizzati non omologati a sinistra (Diritto al Lavoro), la prima libreria di testi di autori revisionisti ed eretici (Controcorrente, nei Quartieri Spagnoli dov’è tuttora). Io ed altri, contestualmente, fondammo nelle scuole del quartiere Chiaja dapprima il Gruppo Sturmer (prendendo spunto dallo “Sturm und drang” del romanticismo tedesco) e poi il Fronte d’Azione Studentesca (Fas). Ci opponemmo così alla faziosità dei programmi scolastici e alla ottusa violenza dei rossi, che sprezzantemente definivamo mazzieri di complemento del sistema. Oggi i degni eredi di quei cialtroni sono conosciuti come i “Soros boys”: demenza allo stato puro ammantata di ipocrisia buonista, con spiderino sotto casa e futuro assicurato da tagliatori di teste e furfanti in banche o multinazionali o da manipolatori dell’informazione nelle ricche redazioni del potere capitalistico.
Con Pietro alla guida, fummo i primi a paragonare l’epopea patriottica e irredentista dei cosiddetti Briganti a quella dei Pellerossa amerindi. Gli unici a sputare sulla sottocultura catto – comunista imperante, forti dello spessore delle nostre argomentazioni e dei nostri studi.
Pietro Golia fu l’anima instancabile di tutto ciò. Poi ciascuno prese la sua strada, talvolta continuando la battaglia delle idee in altri contesti (per quanto mi riguarda, nell’attività pubblicistica e in quella sindacale). Pietro continuò da solo fino a fondare - nel 1994 – le Edizioni Controcorrente. Basta scorrere il catalogo per comprenderne la coerenza con quelle battaglie giovanili: autori come Solgenitsin, Pound, Evola, De Benoist, Dugin; testi di revisione storica sul risorgimento e il brigantaggio, di macroeconomica e di politica monetaria, di geopolitica e di critica sociale.
Ora che Pietro è passato ad altra vita, tocca a noi veterani raccoglierne il testimone per passarlo ai giovani. Lo dobbiamo alla sua memoria. Lo dobbiamo al nostro onore.

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