sabato 10 ottobre 2015

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10 ottobre 1982: l'esecuzione di Pierluigi Pagliai nel ricordo di Stefano Delle Chiaie

(g.p.) Il 10 ottobre 1982, mentre si consumava un golpe "amerikano" in Bolivia era ferito a morte, a tradimento, Pierluigi Pagliai, uno dei quadri di punta del network neofascista operativo in quegli anni in America Latina. Milanese, giovane attivista della Fenice, Pagliai era uno dei numerosi militanti riparati all'estero per sottrarsi alla "grande repressione" e che aveva trovato accoglienza e solidarietà in Avanguardia nazionale. La sua "esecuzione" è raccontata nel libro "L'Aquila e il Condor", l'autobiografia di Stefano Delle Chiaie.  Della più ampia manovra culminata nell'omicidio di Pagliai ci siamo già occupati in Fascinazione, qualche anno fa... 
Un assassinio coperto da troppe menzogne
Il fallimento dell'operazione "Pall Mall" ai primi mesi del 1982, non fece desistere i servizi ed il ministero dell'Interno dal rinnovare il tentativo contro di me. Fu messa a punto un'altra operazione chiamata Marlboro, approfittando di una vacatio di potere per il passaggio del governo boliviano da Vildoso a Siles Suazo.
Il 9 ottobre 1982 fu ordinato di predisporre a Fiumicino un area dell'Alitalia, il Giotto per un viaggio intercontinentale.
Primo ufficiale era Marcello Pesaresi, il secondo tal Marchini, chiamato dai servizi. La rotta segnalata fu quella per Caracas con richiesta di carburante per scalo alternativo cosi come previsto quando la destinazione può cambiare da quella comunicata. A bordo del Giotto c'era un gruppo di teste di cuoio del Sisde e dell' Ucigos, agli ordini del commissario Fragranza. Si disse che a bordo vi fosse anche Mario Fabbri, un ex iscritto alla Caravella poi arruolatosi in polizia. Fabbri, grazie alla sua precedente militanza, era in grado di riconoscermi.
Il Giotto atterrò a La Paz, la mattina del 10 ottobre. Nello stesso giorno da Porto Rico giunse anche l'agente della Cia Richard Adler. Una circostanza nota a Parisi, che nell'udienza del 20 ottobre 1987 al processo per la strage di Bologna, disse che i servizi americani si offersero di collaborare con quelli italiani alla cattura ed estradizione di Delle Chiaie.
I poliziotti, sbarcati a La Paz, si diressero all'edificio San Ferdinando, a Plaza Isabel, senza trovarmi. Ero infatti in Venezuela, e l'appartamento che occupavo in quell'edificio della capitale boliviana con i miei camerati, come già raccontato, era stato lasciato da tempo, perché ci eravamo trasferiti tutti a Calacoto.
Pierluigi avrebbe dovuto essere in Argentina e si stava preparando a rientrare in Italia essendo perseguito soltanto per renitenza alla leva causata dalla sua latitanza.
Claudio Larrea, un capitano dei carabineros boliviani di Santa Cruz, con il quale Pierluigi aveva stretto amicizia, con un pretesto lo avevo però richiamato in Bolivia. Il gruppo delle teste di cuoio, avvertito della presenza del mio camerata a Santa Cruz, si spostò in quella città.
All'atterraggio del Giotto a Santa Cruz, un gruppo di nostri camerati boliviani sospettando un azione contro di noi, tenne l'areo sotto tiro. Desistettero da ogni azione perché fu assicurato loro che si trattava di un atterraggio di emergenza causato da un guasto.
Gli italiani, attraverso Larrea, erano riusciti ad ottenere il complice appoggio di un nucleo di carabinieros agli ordini di un maggiore di nome Zugel e del colonnello Nelson Peredo. La complicità era stata comperata da due funzionari del Sisde giunti in Bolivia l'8 settembre.
Larrea fissò un appuntamento con Pagliai alle undici del mattino dinnanzi alla chiesa di Nuestra Senora de Fatima.
Pierluigi arrivò a bordo di una Toyota. La trappola predisposta scattò e la sua auto venne circondata da uomini a bordo di una Lauda bianca e altro quattro vetture. Pierluigi bloccò le porte, chiuse i finestrini e portò le mani dietro alla nuca. Partì un ordine e dopo aver frantumato un vetro dello sportello anteriore, uno dei boia sparò 2 colpi a bruciapelo con una pistola calibro 22. Pierluigi, sanguinante, si piegò al volante. Il corpo esamine fu caricato sulla Lauda ed i killer si allontanarono. Parteciparono all'imboscata circa 20 italiani e 40 carabineros.
Era domenica, e alla scena assistettero molti testimoni che a quell'ora uscivano dalla chiesa dopo la messa. Tra essi anche la giornalista Mabel Azcui  del giornale El Pais di Madrid, che scriverà sull'imboscata un ampio resoconto sul giornale boliviano El Mundo.
Pagliai fu portato all'ospedale Petrolero di Santa Cruz e la notte stessa, in seguito a voci di un'azione organizzata da parte dei camerati boliviani per la sua liberazione, fu trasportato alla clinica Isabel di La Paz con l'areo su cui salirono anche i complici boliviani timorosi di subire una ritorsione. Nella notte Pierluigi fu operato dal professor Brunn, dell'ambasciata Usa e l'11 ottobre, malgrado il parere contrario dei medici boliviani, fu condotto all'aeroporto per essere imbarcato sul Giotto e ricondotto in Italia.
Il personale civile dello scalo tentò di opporsi al decollo dell'areo, ma l'ambasciatore Corr ottenne dal ministro dell'interno Mario Roncal Antezana un decreto di espulsione.
La direzione dell'aeroporto, con l'appoggio di militari armati dell'aeronautica, continuò a opporre resistenza, adducendo come presto il mancato pagamento dei diritti aeroportuali.
Ancora una volta Corr intervenne pagando i diritti e l'areo su cui era salito anche Adler, decollò per l'Italia facendo scalo a Porto Rico per sbarcare l'agente della Cia.
Tutte le foto dell'operazione furono fatte sparire dalle agenzie e dai quotidiani. Pagliai morirà poco dopo essere giunto in Italia, il 5 novembre.
Questo assassinio di Stato sarà coperto da numerose menzogne.

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