Calendiario: un'agenda nera - 28 settembre: l'omicidio di Ivo Zini - <b>FascinAzione</b>

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martedì 30 settembre 2014

Calendiario: un'agenda nera - 28 settembre: l'omicidio di Ivo Zini

Una delle ragioni che mi hanno indotto, un anno e mezzo fa, a mettere in riposo questo blog era l'aver verificato la valenza dell'aforisma situazionista "l'obbligo di produrre aliena la passione di creare". Oggi comincio ad avere il problema opposto, frutto del combinato disposto tra la regola che mi sono dato di non sentirmi obbligato a produrre e una congenita pigrizia che si fa sempre più da "messicano della barzelletta". Così per la seconda rubrica , Calendiario: un'agenda nera, che ho messo in cantiere da qualche giorno cominciamo con due numeri doppi: oggi parliamo del 28 e 29 settembre, domani di 30 settembre e 1° ottobre, giusto per metterci in pareggio... Con la speranza (ma non è una certezza) di mantenere il passo...

28 settembre: Ivo Zini - La sera del 28 settembre 1978 un giovane neofascista sceso da un vespone apre il fuoco contro tre giovani che leggono l'Unità sulla bacheca davanti alla sezione del Pci dell'Alberone, quartiere popolare lungo l'Appia. Uno dei tre, Ivo Zini, resta ucciso. Tra i tanti delitti dissennati di quegli anni feroci quest'omicidio passerà alle cronache come esemplare della degenerazione dello scontro politico in atto. L'omicidio del vespone sarà infatti condannato sia da Valerio Fioravanti,esponente del principale gruppo di fuoco dei Nar, sia da Sergio Calore, il leader di Costruiamo l'azione che sul suo giornale si esprime in termini estremamente duri contro i "delitti del sabato sera" e la logica dello "sparare nel mucchio". Giusto, bello. Peccato che i due campioni del rigore rivoluzionario, poco più di un anno dopo, il 17 dicembre 1979, si renderanno responsabili, uno come organizzatore, l'altro come esecutore materiale, dell'omicidio di un passante in luogo del bersaglio prescelto, delitto, se possibile, vieppiù insensato...
Il delitto viene attribuito da Cristiano Fioravanti ai "fascisti proletari" di Prati e in particolare a Mario Corsi e Marco Di Vittorio. L'iter processuale è complesso: assolti in primo grado condannati in appello, rinvio dalla Cassazione, assoluzione definitiva. In una testimonianza raccolta da Nicola Rao per la sua trilogia della celtica (Il piombo e la celtica, p. 178), Marco Di Vittorio racconta perché:
Una mattina ti svegli e ti ritrovi delle accuse tra capo e collo, perché parte un pentito, poi un secondo, poi un terzo e alla fine te ne puoi ritrovare quindici contro. Anche perché  una legislazione che prevede che più accuse fai e prima esci, incentiva le chiacchiere di corridoio. Per cui, se gira voce che per Ivo Zini siamo stati noi, il pentito, per rafforzare le sue accuse, non dice "Gira voce che" ma dice, come fece Cristiano, "Me l'ha raccontato proprio Di Vittorio che è stato lui. E poi me l'hanno confermato tizio - che nel frattempo è morto - caio - che pure è morto - e sempronio" che nel frattempo si è a sua volta si è pentito e magari conferma dicendo "Sì, è vero". Quando Cristiano mi accusò dell'omicidio di Ivo Zini, dissi che glielo avevo raccontato la sera stessa a piazza Risorgimento, salvo scordarsi che quella sera c'erano i compagni, guidati da Vittadel, che stavano sfondando la sezione di via Ottaviano. Avevano dato fuoco a tutto. Per cui nel confronto con lui in aula gli chiedo: "Ricordi nulla di particolare di quella sera?". Mi risponde: "Assolutamente no, davanti alla sezione era tutto calmo e tranquillo": Allora dico: "Va bene, grazie, arrivederci". Mi pare tutto talmente evidente


3 commenti:

  1. Che Cristiano Fioravanti ( ma talvolta anche il fratello Giusva) abbia raccontato un sacco di cazzate è un dato oggettivo.

    A cominciare, nel caso di Cristiano, proprio dalla vicenda relativa alla strage di Bologna.

    Però, senza per questo assegnargli per forza una qualche responsabilità nell'omicidio di Ivo Zini, anche Di Vittorio ne racconta una.

    L'assalto con incendio ( ignoro chi sia il citato Vittadel) alla sede Msi di Via Ottaviano avvenne la sera dell'omicidio di Walter Rossi ( cioè circa due anni prima precisi) e non quella dell'uccisione di Ivo Zini.

    Per cui, in questo caso, quanto racconta Cristiano potrebbe essere anche tecnicamente vero.

    Anche se ovviamente non rappresenta comunque una prova, ma al massimo solo un vago indizio contro Corsi e Di Vittorio, che non ha poi trovato alcun serio riscontro di sorta.

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  2. Non ho dubbi sulla tua impeccabile conoscenza dei fatti di Roma nord, ma la dura legge dell'astronomia ci dice che tra Rossi e Zini passa un anno, non due

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  3. Hai ragione, tra i due omicidi passò solo un anno e non due.

    Anche se, con in mezzo la vicenda Moro, la situazione delle dinamiche di piazza romane era radicalmente cambiata e pareva passato molto di più.

    Rimane il fatto che l'assalto e l'incendio di Via Ottaviano, cui parteciparono almeno 300 persone e non pochi militanti del Pci oltre che autonomi e gruppettari vari, avvenne la sera dell'uccisione di Walter Rossi.

    E non la sera invece dell'omicidio di Ivo Zini.

    Anche solo un anno dopo, per fare una cosa del genere a Roma, non c'erano più assolutamente le condizioni

    Per cui Di Vittorio, forse semplicemente confondendo i due fatti e non necessariamente per interesse diretto personale, racconta comunque una cazzata.

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