Benvenuti su FascinAzione.info. Il sito sulla Fascisteria e la destra radicale.

Fascisterie e destra radicale tra storie, rappresentazioni, leggende: il blog fondato da Ugo Maria Tassinari è affidato dall'estate del 2015 alle cure di Giuseppe Parente, che si avvale della supervisione del fondatore e di una discreta corte di collaboratori.

Le regole: la redazione si avvale della facoltà di moderare preventivamente i commenti dei lettori, con e senza immagini, prima che vengano pubblicati e precisa che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso fascinazione potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi.

lunedì 30 aprile 2012

Ramelli e il caso Tolve: la polemica è nel centrodestra

(umt) La scansione non è proprio il massimo ma il pezzo si legge. Il titolo è francamente sbagliato: perché io dico esattamente il contrario e cioè che la contrapposizione sui morti - al di là dei miei auspici - ha un senso ancora in situazioni di forte scontro e non certo in Basilicata. Vedi il caso di Milano dove si sono temuti incidenti perché il corteo per Ramelli ieri è passato nei pressi di una palazzina appena occupata dalla sinistra antagonista La vicenda della targa pro-Ramelli rimossa dalla villa comunale di Tolve si è colorata comunque di toni intriganti. Mi mancavano infatti due particolari significativi: 
1) a decidere la nuova intestazione ("all'Unità d'Italia") è stata una giunta civica in cui è ben rappresentato il centro-destra (la scelta di Ramelli era stata voluta invece da un sindaco leader regionale di Azione giovani): e così il leader degli alemanniani lucani, Antonio Tisci già invoca l'espulsione degli eventuali iscritti al Pdl;
2) la decisione risale al mese d'ottobre ma se ne parla soltanto in questi giorni, in occasione dell'anniversario, momento di massima tensione emotiva, per una evidente ricerca di visibilità. 
Ps: ovviamente non farò le pulci alla miriade di piccole imprecisioni che costellano il testo. Scrivere di una storia che non si conosce, dopo essere stata sommersa da una valanga di particolari, non è mai facile. E specialmente quando ti tocca scrivere due pagine intere su un fatto ...

Strage di Bologna. Carlos: Kram non c'entra niente e neanche con noi

(umt) In occasione del trentennale della strage di Bologna "Carlos" concesse un'interessante (anche per le sviste che contiene) intervista a Emanuele Midolo e Francesco Piccinini di AgoraVox, un importante progetto di citizen journalism. Vista che tutta la bagarre innescata dall'intervista a Enzo Raisi parte proprio dalla richiesta del parlamentare futurista di sentire lo "Sciacallo" vediamo che cosa aveva da dire sui due presunti sospetti della "pista palestinese" (nella foto Margot Frohlich al momento dell'arresto nel 1982: decisamente una donna magra, di bassa statura e dai capelli lunghi). Toccherà poi ritornare sui rapporti tra Carlos e il FPLP e tra le Cellule rivoluzionarie e la sua organizzazione.
Trent’anni fa, il 2 agosto 1980 una bomba esplose all’interno della sala d’aspetto della stazione di Bologna, provocando 85 morti e 200 feriti. Fu l’attacco più grave subito dall’Italia in periodo di pace. Recentemente, a seguito di certe informazioni contenute nel dossier Mitrokhin e di dichiarazioni dell’Ex-Presidente della Repubblica Cossiga, si è fatta avanti una nuova ipotesi sulla matrice della strage.

domenica 29 aprile 2012

Via la targa a #Ramelli, #Alemanno bacchetta il sindaco di #Tolve


Roma, 29 apr. (Adnkronos) - ''Nell'anniversario della morte di Sergio Ramelli, ucciso a Milano nel 1975 da attivisti di ultra sinistra, ho appreso che l'amministrazione comunale di Tolve (Potenza) ha cambiato il nome del proprio parco cittadino, cancellando la dedica a Sergio Ramelli''. Lo dichiara il sindaco di Roma Gianni Alemanno. ''Proprio io, in qualità di ministro dell'Agricoltura, avevo inaugurato nel maggio del 2004 Villa Ramelli, a sottolineare l'importanza di coltivare la memoria di tutti i ragazzi di destra e di sinistra che sono morti negli anni di piombo e per evitare oggi che le giovani generazioni ricadano un'altra volta in una spirale di odio e di violenza - conclude Alemanno - Invito quindi l'attuale sindaco, Rocco Viggiano, espressione di una lista civica trasversale, a rivedere la sua decisione che, al di la' delle motivazioni che l'hanno ispirata, rappresenta un'offesa per tutte le vittime degli anni di piombo''.

(umt) Sull'episodio e sulla questione più generale del conflitto degli anni '70 e della memoria condivisa (che fa litigare anche a Roma) ho rilasciato una lunga intervista a una giovane (e molto brava) collega del "Quotidiano della Basilicata". Anche in questo caso applicherò la regola di "non concorrenza" e quindi ne riparliamo domani, dopo l'uscita sul giornale. Ma una cosa sento proprio di doverla dire: se, come argomenta il sindaco, la dedica a Ramelli è stata cancellata perché simbolo che divide (come è successo l'anno scorso a Milano) perché si è andato a scegliere proprio, in alternativa, il 150enario dell'Unità d'Italia, nel cuore di una Regione che all'invasione piemontese ha pagato un prezzo altissimo in termini di morti, di stupri, di devastazioni?
   




#StragediBologna: le due varianti della pista #palestinese si negano a vicenda

(umt) Il primo ad accogliere l'appello di Gabriele Paradisi a un dibattito a tutto campo su strage di Bologna e pista palestinese è uno dei protagonisti della discussione qui aperta a partire dall'intervista dell'onorevole Raisi sul Resto del Carlino. L'ex brigatista, nonché marito separato di una delle sospettate, Sandro Padula replica con quella che potremmo definire la "mossa del cavallo": ritorna ai suoi "cinque punti" per evidenziare come sia inesatto parlare di "pista palestinese" perché in realtà si articola in due varianti in cui sono significative le distinzioni, tanto da poter parlare di due ipotesi contrapposte. 
Per quel che mi riguarda, ma il mio, come già chiarito, è un punto di vista e di interesse molto parziale, mi sembra importante la distinzione, che Padula enfatizza, tra Brigate rosse e gruppo Carlos da una parte e tra le stesse Br e gli autonomi dall'altra. Circostanza quest'ultima che posso testimoniare per diretta esperienza: era del resto diffusa nella "mia" componente del Movimento (gli autonomi con la a minuscola) l'idea che ove mai i brigatisti avessero vinto il nostro destino sarebbe stato nelle miniere di carbone del Sulcis, variante "de noantri" della tundra siberiana. E questo approccio permette di cogliere anche le significative differenze tra il gruppo Carlos e le Cellule rivoluzionarie, un argomento su cui toccherà ritornare

#Palermo, contestato al meeting per #LaTorre, finisce in ospedale Basile. Per il Pdci è una provocazione 2a ed.

(Adnkronos) - Dura contestazione nei confronti di Gioacchino Basile, candidato a sindaco di Palermo. Nel corso di un'iniziativa organizzata dalla Federazione della Sinistra per ricordare Pio La Torre a Basile e' stato chiesto con fermezza dagli organizzatori di andare via. Il candidato sindaco apostrofato con il termine di 'fascista' ha opposto una lieve resistenza rifiutandosi di andarsene. A questo punto è stato spintonato e scortato fuori dalla Polizia. Basile ha chiesto agli agenti che fosse verbalizzato che gli era stato impedito di partecipare ad un'iniziativa pubblica.
(umt) La giornata elettorale del candidato sindaco della lista civica Liberiamo Palermo con Gioacchino Basile, promossa da Forza nuova, si è conclusa all'ospedale dove hanno diagnosticato 5 giorni di prognosi per Basile e altrettanti da un uomo della sua scorta, malmenati dai militanti comunisti che hanno contestato la partecipazione dell'ex sindacalista della Cgil, nel mirino di Cosa nostra per il suo impegno antimafia, alla manifestazione in ricordo del segretario regionale del Pci ammazzato dai corleonesi. In mattinata Basile aveva partecipato a un meeting con Roberto Fiore all'Hotel President. Per il leader di Forza nuova: “La candidatura oltre gli schemi dell’ ex sindacalista CGIL e combattente antimafia è una concreta speranza di riscatto per Palermo e costituisce l’ennesima conferma dell’impegno antimafia del nostro Movimento in Sicilia. Forza Nuova ha appoggiato senza riserve il progetto di “Liberiamo Palermo”, perché rappresenta l’avvio di una nuova fase per l’Italia intera: uomini onesti provenienti da sinistra mettono in soffitta i pregiudizi, convergono sulle nostre tesi e ci mettono la faccia; FN li sostiene con i suoi militanti e le sue rivoluzionarie proposte. Non per niente Giuseppe Provenzale, dirigente nazionale e nostro responsabile regionale, è il capolista al consiglio comunale e la moneta di popolo, che proponiamo dal ’97, è al primo punto di un programma dalle forti connotazioni sociali e tradizionali”.
Secondo il giornale Articolo 3, vicino al movimento antimafia, si è trattato invece di uno "spot elettorale":
Gioacchino Basile, si è presentato nella sala e con grida e insulti ha accusato gli organizzatori dell’iniziativa di strumentalizzare una figura come quella dell’esponente comunista ucciso dalla mafia trent'anni fa. Prima ha chiesto la parola, che non gli è stata concessa, poi è stato allontanato come persona non gradita. Senza bandiere del movimento, ma in presenza della scorta, ha infine abbandonato la sala, dopo una scenata che ha tutto il sapore di spot elettorale. (...) Prima di lasciare la sala, ha chiesto agli agenti che fosse verbalizzato che gli era stato impedito di partecipare ad un’iniziativa pubblica, denunciando di aver ricevuto spintoni e di essere stato apostrofato con il termine “fascista”. A stretto giro di posta è arrivata la reazione del Pdci Palermo, che in una nota ha parlato di “evidente provocazione”. In particolare, gli organizzatori dell’evento hanno ricordato che “il dibattito si stava svolgendo nella sede dell’associazione Biotos, luogo privato aperto al pubblico”, precisando di aver ritenuto"il sig. Basile persona non gradita in un momento di ricordo dedicato a Pio la Torre, esponente comunista ucciso dalla mafia trent’anni fa”.

sabato 28 aprile 2012

#Alemanno, la censura verso #Freda e il mangiapreti #Nietzsche, 2a ed.

(umt) La velocità con cui il sindaco di Roma si è precipitato a sconfessare i suoi uffici, annunciando la revoca del patrocinio e dell'ospitalità per la presentazione dello "Zarathustra" nicciano, edito da Ar, ha il sapore antico degli anni '60. Quando la Rai democristiana si precipitava a censurare una canzonetta intitolata a un celebre aforisma nicciano (ma in realtà ispirata allo splendido poema di un beat omosessuale ed ebreo) noncurante del fatto che la stessa Radio Vaticana la trasmettesse tranquillamente.

Minacce a #Ingroia firmate #ForzaNuova. #Forconi annuncia #querela: è un delirio


TERAMO, 26 aprile. Un messaggio recapitato a mezzo lettera: «il giudice Antonio Ingroia è stato condannato a morte dal Tribunale popolare e con lui gli utili idioti del sistema come il grillino Leo Nodari».
 Chi si firma è Forza Nuova. La missiva al vaglio delle autorità non è l’unico atto intimidatorio nei confronti del magistrato palermitano, colpevole secondo gli estremisti, di essere «un servo del sistema politico repressivo». 

#StragediBologna, gli sherpa della pista #palestinese prendono le distanze da #Raisi


Nella discussione che si è sviluppata sul blog Fascinazione di Ugo Maria Tassinari sul presunto coinvolgimento del giovane di Autonomia operaia morto nella strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, che ha visto protagonisti l’onorevole Enzo Raisi e l’ex brigatista Sandro Padula, quest’ultimo ha citato più volte in modo selettivo il libro Dossier strage di Bologna. La pista segreta di Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e François de Quengo de Tonquédec (Giraldi Editore 2010). Per correggere errori e imprecisioni che si riscontrano nello scritto di Padula, riteniamo utile proporre questa replica.

Aggiungiamo che non intendiamo occuparci della questione sollevata da Raisi, in quanto non abbiamo nessun elemento a riguardo e teniamo a precisare che detta questione non è mai stata citata nel nostro libro che ha preso in esame la cosiddetta “pista palestinese” solo ed esclusivamente da un punto di vista storiografico e rigorosamente attraverso lo studio e l’analisi di documenti.
Ecco le risposte a Padula, che abbiamo articolato estrapolando otto argomenti tratti dal suo intervento. Un altro argomento, ovvero le considerazioni sull’esplosivo eventualmente utilizzato per la strage alla stazione di Bologna, rimandiamo ad un articolo che sarà pubblicato sul settimanale LiberoReporter Week il 27 aprile 2012.

venerdì 27 aprile 2012

Una polemica con Andrea #Carancini intorno alla figura di Vincenzo #Vinciguerra

(umt) Un paio di giorni fa tra i commenti all'intervento di Cutonilli compare un contributo di Andrea Carancini francamente sconcertante: tanto per i toni quanto per i contenuti ma anche per lo stesso impianto logico:
@Tassinari: 
tanto per cominciare, Vinciguerra non è mai stato un delatore, come tu invece sembri insinuare con il termine "deriva collaborazionista".
Vinciguerra "disperato e solo, accetta di consegnare ai vari inquirenti i suoi ricordi e pensieri"?
E chi sarebbero questi "vari inquirenti" (a parte Salvini, visto che la Pradella è stata subito sfanculata)? 
E poi, quella che tu, con un'espressione da fascista di complemento, definisci "deriva collaborazionista", io la definisco "contributo di verità", visto che (proprio tu l'hai detto) la detta "deriva" non ha mai fatto condannare (in via definitiva) nessuno.
Certo, senza un certo Casson e senza un certo D'Ambrosio, il contributo di verità di Vinciguerra certo che avrebbe fatto condannare qualcuno (più alti ufficiali dei carabinieri che camerati, per la verità, come è avvenuto nella sentenza di primo grado di Peteano, poi ribaltata dagli "aggiustamenti" successivi.)
E il comportamento di Vinciguerra è sempre stato all'insegna della solitudine (meglio soli che male accompagnati) ma non certo della "disperazione". 
Per dirla ancor più chiaramente: Vinciguerra non si è mai "consegnato" a nessuno!
Tassinari, non è che a forza di fascinazioni stai finendo dall'altra parte della barricata pure tu?
Tocca quindi replicare punto per punto:
Se pensassi che Vinciguerra fosse un delatore l'avrei chiamato delatore. Se parlo di deriva collaborazionista è proprio perché i suoi movimenti sono lenti come la processione degli equinozi. Ci mette cinque anni per decidersi ad asuumersi la responsabilità della strage di Peteano, altri cinque anni per pubblicare un'autobiografia in cui lancia accuse esplicite a suoi ex commilitoni e altri tre anni per cominciare a rispondere ai giudici. Fornire notizie di reato (dal "contratto" per Rumor che gli era stato proposto alla subordinazione dell'autore della strage di Brescia a Tuti) è una forma di collaborazione e infatti i giudici hanno usato queste informazioni per le loro indagini. Senza risultati.

Tra i vari inquirenti puoi mettere i giudici bresciani che hanno appunto lavorato alla ricerca della "confessione"finita nelle mani di Tuti. O i giudici romani del processo Leighton. Io non ho mai scritto che Vinciguerra ha parlato con vari giudici ma ha "consegnato ricordi e pensieri": la sua autobiografia, appunto.

Quanto al contributo di verità, beh, un'azione non si definisce in funzione degli esiti (in questo caso giudiziari): perché allora si potrebbe semplicemente parlare di collaborazione inefficiente. E comunque anche Vinciguerra non è la bocca della verità: valga l'esempio del latitante dato per morto in un attentato anti-Eta (vedi ordinanza bis di Salvini) e invece arrestato anni dopo in Argentina.

Così come potremo discettare per ore ma a me risulta che Vinciguerra si è costituito, motivando la sua scelta con la necessità di tutelare la sua dignità di "soldato politico": qual è la differenza con l'espressione gergale "si è consegnato"?

Quanto alla barricata, Carancini, stai sicuro, io non posso cambiarla perché da tempo resto sull'alto della collina e guardo con commiserazione la povertà intellettuale di chi, ad esempio, sostiene che Preve è diventato fascista o che, gratta gratta, sotto il revisionista ci trovi sempre il nazista...

Istigazione all'odio razziale: perché hanno chiuso Radio Studio 54

di Giuseppe Parente
Radio Studio 54, di Scandicci,  in provincia di Firenze, è la prima emittente radiofonica locale ad essere stata chiusa, in quanto le sue trasmissioni si trasformavano in uno strumento di propaganda per idee razziste.
Per questo motivo, nella tarda mattinata di giovedì 26 aprile, i Carabinieri sono andati a sospendere le trasmissioni e hanno notificato un avviso di garanzia nei confronti di Guido Gheri, storico titolare dell’emittente e di Salvatore Buono, collaboratore dell’emittente.
Gheri è un personaggio abbastanza conosciuto nel mondo radiofonico fiorentino e no, nel suo profilo face book afferma di essere oltre a tifoso della Fiorentina e anche presidente della nazionale di calcio italiana di Deejay e consigliere comunale a Scandicci, eletto nelle file di una lista civica di centro destra, proprietario di Radio Studio 54 e conduttore di alcune trasmissioni radiofoniche abbastanza colorite, condotte con fare per nulla diplomatico.
Non a caso, alcuni suoi interventi alla radio, gli sono costati più di qualche guaio. Infatti nel prossimo messe di maggio, dovrà difendersi in tribunale, a Firenze, dall’accusa di aver diffamato il sindaco di Firenze, espressione del Partito democratico, Matteo Renzi.
Il sequestro preventivo della radio, chiesto dalla Procura della Repubblica di Firenze e disposto dal giudice per le indagini preliminari è frutto di una attività investigativa nata dalla querela presentata da un ex collaboratore della Radio, che in trasmissione, da Gheri, fu definito con l’appellativo di mentecatto.
Le accuse più gravi, mosse nei confronti del titolare della radio, riguardano l’istigazione all’odio razziale.
Secondo i magistrati fiorentini Gheri nel corso delle sue trasmissioni avrebbe invitato gli extracomunitari a tornare a casa, avrebbe definito gli zingari gente che campano rubando che viene a rompere i cosiddetti,che meriterebbero una scarica di botte dai calciatori dello storico calcio fiorentino.
Gheri, si difende affermando che si tratta alle solite accuse false, completamente infondate, in quanto in radio, fa parlare tutti: "Siamo di fronte al primo caso in Italia di radio chiusa perché ospita una trasmissione che va contro il sistema, non importa se di destra o di sinistra" conclude il conduttore-editore [non è affatto così: basti ricordare radio Alice, chiusa manu militari nelle giornate di marzo '77 a Bologna, ndb].
L’avvocato Florio che assiste Gheri in questa causa, dichiara : il sequestro è una misura eccessiva che ricade anche sui cinque lavoratori dell’emittente che adesso si trovano per strada, priva di lavoro.
Per quanto riguarda l’odio razziale, secondo il legale siamo di fronte a frasi grossolane, dette non con l’intenzione di istigare all’odio razziale né tanto meno con spirito razzista; tanto è vero che Gheri ha condotto molte trasmissioni a sfondo sociale con interventi di extracomunitari che hanno raccontato al pubblico le loro esperienze.


giovedì 26 aprile 2012

#Affatigato acquista il marchio della #Lucchese fallita



di fabrizio vincenti
E' la ciliegina che mancava nel verminaio interminabile generato dalla ormai defunta Lucchese Libertas. Il marchio e il nome della società sarebbero stati venduti dall'ex liquidatore Covilli Faggioli a Marco Affatigato, personaggio noto alle cronache anche per le sue disavventure giudiziarie, l'ultima delle quali, ai primi di febbraio scorso, lo ha riportato agli arresti domiciliari per un mese in esecuzione di un ordine di carcerazione da espiare in regime di detenzione domiciliare. Si trattava, in quel caso, di un residuo di pena per il reato di appropriazione indebita.

Galmozzi: ma la Resistenza fu un fenomeno di piccole bande

Una riflessione disincantata sul mito della Liberazione scritto da uno che il suo personale tributo alla pratica dell'antifascismo militante l'ha pagato. E che, intervenendo a caldo sulle polemiche innescate dal suo intervento rilancia con una chicca preziosa: 
Avete presente la storia del partigiano Mario Bottazzi contestato da uno striscione del Blocco studentesco [in realtà è stata Lotta studentesca, ndb] che diceva “Papà Castori raccontaci una storia”poi universalmente condannata come “vile aggressione” fasista? Bene sapete chi è sto Bottazzi? Ve lo dico io. Già responsabile dell’organizzazione della CGIL, (cioè capo dei mazzieri anti-operai della CGIL) poi capo segreteria di Luciano Lama cui, in quanto capo dell’”organizzazione” stava a fianco nella famosa cacciata dall’Università del febbraio 1977!
di Enrico Galmozzi
Passata la Festa si può provare a tenere separati le passioni e i movimenti del cuore dalla ragione storica e politica. Non dirò nulla di stravagante, solo cose che tutti sanno ma nessuno dice perchè in Italia la sinistra, TUTTA la sinistra, da Bersani ai giovanotti del più incazzato dei centri sociali, è stata forgiata dalla scuola e dalla mentalità togliattina secondo i cui dettami non si dice mai la verità ma solo quello che è “utile alla causa” cioè alla linea del Partito.....)

mercoledì 25 aprile 2012

Strage di Bologna, la storia di Anna Di Vittorio, eroina del perdono

Anna Di Vittorio con il presidente del Senato Renato Schifani e il marito
(umt) Nel suo ultimo intervento sulle nuove indagini in corso sulla strage di Bologna, l'ex brigatista Sandro Padula accenna alla figura di Anna Di Vittorio, la sorella di Mauro, il giovane compagno romano morto il 2 agosto 1980 su cui ha richiamato l'attenzione l'onorevole Raisi, avanzando dubbi sulle ragioni della sua presenza nella stazione. Anna Di Vittorio è una figura eccezionale nel panorama dei familiari: perché ha spinto la sua voglia di impegno e di testimonianza della memoria ben oltre le pratiche rivendicative e colpevolizzanti che costituiscono la modalità tipica dell'elaborazione del lutto, fino all'opposto, al rovesciamento. Infatti si è assunta la responsabilità di elargire, da sola, il perdono ai presunti responsabili della morte del fratello e di altre 84 persone, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, e poi, dopo gli attacchi subiti dall'Associazione che ha fermamente condannato la sua scelta umana come gesto unilaterale, ha continuato a battersi per un percorso di pacificazione che si richiama all'esperienza sudafricana di un tavolo della verità. La vicenda è stata raccontata dettagliatamente, qualche anno fa, da Giovanni Bianconi, dagli scambi epistolari alla cena di riconciliazione.

martedì 24 aprile 2012

#Stragi #fasciste: Smerilli ci racconta qualche storia di Ordine nero in Abruzzo

Alessandro Smerilli è un "vecchio compagno" abruzzese, protagonista dell'esperienza di controinformazione nei ranghi di Lotta Continua. In qualche occasione è intervenuto direttamente sul blog (ad esempio sul caso Sofri-Campanile). In questo caso commenta su una pagina facebook, in cui avevo postato l'intervento di Staiti, offrendoci un contributo memorialistico di notevole rilievo sulle attività di Ordine nero in Abruzzo ...
 di Alessandro Smerilli
Intervengo per fatto personale. Intanto riporto due brani della sentenza Zorzi (Gianpaolo ovviamente), per chi si fosse commosso delle rimostranze di Murelli, sicuramente degne di una miglior causa.
“Rognoni (lo si è visto) è stato il leader del gruppo ordinovista "La Fenice", responsabile per sua stessa ammissione ("Fu una decisione presa nell'ambito della Fenice": Fald. D13", f. 566) dell'attentato (quaIificato come strage) del 7.4,73 al treno Torino-Roma: leader e massimo responsabile dunque di un gruppo di stragisti (se quell'ordigno fosse esploso - come programmato - sotto una delle gallerie del tratto ligure del percorso del treno, si sarebbe verificata una strage immane, come precisato a chiare lettere nella sentenza 25.6.74 della Corte d'Assise di Genova); gruppo cui - fra gli altri - aderirono o attorno al quale gravitarono personaggi quali Battiston Pietro (già menzionato per l'esplosivo trovato il 14.12.73 nel garage "San Remo"), Azzi Nico, ovviamente (l'attentatore del 7.4.73), Marzorati Mauro, De Min Francesco (implicati anch'essi nell'attentato), Di Giovanni Mario (arrestato con Zani a Casciago il 27.10.74 con 3Kg. di dinimon), Ferri Cesare (quello dell'attentato al P.S.l. di via Crescenzago del 3.3.73), De Amici Marco e Pagliai Pierluigi (quelli dell'esplosivo di Parma finito chissà dove), Ferrari Silvio (quello dell' "incidente sul lavoro" di Piazza del Mercato).”

Continua la diaspora della #Destra a Napoli: esce #Lezzi e altri 5 del Cc


di Giuseppe Parente
La spaccatura verticale della Destra di Storace in Campania continua senza tregua e senza sosta, dopo la fuoriuscita di tutti i cinque segretari provinciali, consumate nelle ore precedenti alla manifestazione nazionale indetta dal Partito per il 3 marzo scorso, dopo essere stata già sabotata dal generale inverno il mese precedente.
Dopo l’uscita, al seguito di Bruno Esposito, dei segretari provinciali di Napoli, Caserta ed Avellino, Maurizio Bruno, Antonio Coppola ed Arturo Meo, anticipati nel tempo dai segretari provinciali di Benevento e di Salerno, Ciro Vallone e Sergio Valese, a seguito di ulteriori scelte politiche ed organizzative non condivise, sei membri del comitato centrale, tra cui Salvatore Lezzi, leader storico dei disoccupati di destra e protagonista di clamorose vicende politico-giudiziarie, in una nota, diffusa alla stampa, hanno comunicato le loro irrevocabili dimissioni dal partito guidato da Storace per aderire all’associazione politico culturale Iniziativa Meridionale e così "continuare la buona battaglia in difesa del Mezzogiorno di Italia e dei valori di cui la destra si è fatta portatrice dal dopoguerra ai giorni nostri".
Iniziativa Meridionale, nelle scorse settimane, ha promosso diversi dibattiti politici sul ruolo della Destra meridionale, insieme al deputato beneventano Pasquale Viespoli, sottosegretario al Lavoro nel governo Berlusconi III e la senatrice Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce.
Questo è il testo integrale del comunicato stampa.
Prosegue in Campania l’esodo di numerosi dirigenti de La Destra il partito che fa riferimento al senatore Storace. In una nota, s’informa che anche, a seguito di ulteriori e non condivisibili scelte politiche ed organizzative, che dimostrano l’assoluta mancanza di democrazia interna e la conferma della gestione padronale, un partito sempre più chiuso in se stesso, in una fase della storia politica italiana dove di ben altro c’è bisogno per riconciliare la politica con i cittadini, i componenti del Comitato centrale Lello Candido, Lino Conte, Salvatore Lezzi, Angelo Lotrecchiano, Angelo Scognamiglio, Rosa Vitiello, hanno comunicato le loro irrevocabili dimissioni dal partito ed annunciato la loro adesione ad Iniziativa Meridionale. Sono annunziate anche le dimissioni di responsabili cittadini con i loro iscritti ed i rappresentanti istituzionali di cui verrà data notizia nei prossimi giorni.

#Tuti: ci interrogammo sulle #stragi e alla fine ci assolvemmo



(umt)Il rinvio della pubblicazione di questa intervista sconosciuta a Mario Tuti, per dare spazio all'intervento di Staiti,  non è stata una buona idea. Nelle more, infatti, è scomparso il relativo post dalla mia bacheca facebook con numerosi interventi interessanti. Comunque, in attesa dei commenti che non mancheranno, il discorso di Tuti è chiaro. Nell'autunno-inverno '80-81, dopo la strage di Bologna, si innesta un dibattito nell'area dei detenuti neofascisti sulla questione delle stragi per cui si forma una sorta di commissione interna d'inchiesta le cui conclusioni sono che i fascisti  non c'entrano con le stragi.

lunedì 23 aprile 2012

#25aprile, polemiche sui manifesti di #Pavolini che citano #Guccini

(umt) Il massiccio attacchinnaggio compiuto stanotte a Roma, in vista dell'anniversario della Festa della Liberazione, ha suscitato la reazione sdegnata di una lettrice del blog che mi scrive. I manifesti, un'immagine di Pavolini e il calco di un verso della "Locomotiva", hanno già suscitato la netta condanna di Francesco Guccini, che ha così risposto a una telefonata di un redattore di La Repubblica: "La canzone è chiarissima, e quella frase aveva un'intenzione abbastanza ironica, da non prendersi in maniera letterale, un'intenzione che evidentemente non è stata compresa o che non s'è voluta comprendere: avrei infatti anche potuto scrivere "gli eroi son sempre giovani e forti", per dare un tono più distaccato alla materia. Non è comunque la prima volta che personaggi di destra prendono mie canzoni come materia loro, e d'altra parte non ci si può fare niente: le canzoni sono là e la gente le prende a suo uso e consumo. Questa volta, però, davvero non mi piace". Questo invece il testo della lettera:

#Strage di #Bologna, #Cutonilli: l'unica certezza, l'innocenza dei #fascisti


(umt) Continua la discussione su strage di Bologna e pista palestinese. E' arrivato un contributo di Valerio Cutonilli, l'avvocato difensore di Luigi Ciavardini e co-autore di un recente saggio sulla strage di Acca Larentia, che pure molto ha fatto discutere
di Valerio Cutonilli
Sono rimasto molto colpito dalla polemica insorta, nelle ultime settimane, tra l’onorevole Raisi e l’ex brigatista Padula. Quest’ultimo ha accusato il primo d’intossicare la ricerca della verità sulla strage di Bologna, sostituendo dei capri espiatori neri (Fioravanti, Mambro e Ciavardini) con vittime sacrificali rosse (il FPLP di Habbash e l’ORI di Carlos).
La questione origina dalle dichiarazioni rese dal parlamentare felsineo al Resto del Carlino l’otto aprile scorso. Raisi avrebbe avanzato il sospetto di un possibile coinvolgimento nell’esplosione (evidentemente accidentale o comunque non prevista proprio in quel luogo) di una delle 85 vittime accertate nell’eccidio bolognese. Si tratta - Padula lo aveva intuito prima che il deputato lo dichiarasse in modo esplicito - di Mauro Di Vittorio, un ragazzo romano con idee di sinistra radicale. Raisi e Padula, in buona sostanza, litigano sulla presenza in stazione di una persona morta nella strage di Bologna mentre tutti gli altri restano in silenzio alla finestra. Questo è il motivo del mio stupore.

#Adinolfi replica a #Staiti: i #fascisti colpevolisti sulle #stragi sono casi psichiatrici

Gabriele Adinolfi aveva condiviso con Maurizio Murelli la polemica vs. Nicola Rao intorno alla responsabilità fascista su alcuni stragi (piazza Fontana, Brescia) da lui delineate nel secondo volume della "trilogia della celtica". Dopo l'intervento di Staiti che supporta la tesi di Rao, Adinolfi ritorna in campo. Con un commento che ho rimosso dal post dell'ex parlamentare per dargli il risalto che merita.
di Gabriele Adinolfi
Staiti ha fatto una fine triste, visto che è approdato al Fli.
Ed è con dispiacere che mi trovo a doverlo commiserare, cosa che non avrebbe mai dovuto meritarsi.
Noto che è oramai preda di un complesso. Fino a quelche tempo fa probabilmente aveva attribuito alle "trame oblique" e agli intrallazzi di corridoio di "cattivi maestri", "agenti" e "bombaroli" la sconfitta politica del neofascismo.

#Staiti contro i #camerati #stragisti: io sconfitto, voi vigliacchi

Da giorni, dopo la sentenza di Brescia, nella mia pagina facebook infuria un'aspra polemica con Maurizio Murelli, deciso a portare avanti la sua tesi sulla totale estraneità dei militanti fascisti al fenomeno stragista. Stamattina avevo intenzione di ripostare il suo ultimo messaggio con allegata una rara intervista a Tuti sulle conclusioni della commissione interna che nel circuito dei carceri speciali, all'inizio degli anni '80, stabilì che i fascisti non avevano responsabilità nelle stragi. Lo farò più tardi perché intanto qualcuno ha postato, come commento, un durissimo intervento di un "grande vecchio" della destra radicale milanese.

domenica 22 aprile 2012

#lLegaNord, anche #Borghezio cade nell' #epurazione: per morosità


Una nota del deputato Davide Cavallotto colpisce al cuore la frangia secessionista della Lega  : «Dal momento che l'europarlamentare Mario Borghezio è stato sospeso dalla Lega Nord con delibera del consiglio federale, non ha alcun titolo per rilasciare dichiarazioni per conto del movimento o richiedere informazioni in merito a questioni che non lo riguardano più. In qualità di responsabile organizzativo della Lega Nord Piemont non rilascerò la tessera del movimento a Mario Borghezio finchè non salderà i propri debiti, visto che a differenza degli altri eletti non paga da tempo la propria quota volontaria, risultando quindi moroso».

La svolta #lepenista di #Preve e la scomunica di #Pasquinelli per gli #antimperialisti

(umt) Stavolta l'ha sparata talmente grossa che anche il Campo Antimperialista, con cui pure a lungo ha dialogato (Preve fa ancora parte della redazione di Comunismo e Comunità, il "laboratorio anticapitalista" che ha aderito al Movimento popolare di liberazione fondato lo scorso autunno a Chianciano su iniziativa degli "antimperialisti"), ha dovuto prendere le distanze da Costanzo Preve, il filosofo marxista che proseguendo la sua traiettoria di oltrepassamento della dicotomia destra-sinistra si è spinto nei giorni scorsi a esprimere una dichiarazione di voto doppio per Marine Le Pen: "Se fossi francese...". L'articolo è, come suo solito lungo. Perché Preve conserva l'abitudine di argomentare nel dettaglio. Nel rimandare al testo integrale gli appassionati (notevole l'esaltazione delle figura di De Benoist come intellettuale amico/di riferimento) qui mi limito a riportare la parte conclusiva, che analizza minuziosamente tutti gli enunciati del libro della leader del Fronte nazionale francese con cui concorda (e sono tanti):

sabato 21 aprile 2012

#Strage di #Bologna: la storia di Mauro #DiVittorio nel ricordo dell'associazione #vittime

(umt) Chi è Mauro Di Vittorio, il giovane romano morto nella strage della stazione di Bologna e che secondo l'onorevole Raisi non sarebbe una semplice vittima. La sua storia, per come ce la racconta l'Unità all'epoca, è quella di un proletario della periferia sudorientale, primo di quattro figli, che, rimasto orfano di padre prematuramente, si dà da fare per aiutare la madre a tirare avanti. Il suo è uno degli ultimi riconoscimenti: i familiari lo avevano salutato a fine luglio alla sua partenza per Londra e la sua inattesa presenza a Bologna costituì un'inutile difesa a cui aggrapparsi alla notizia della sua morte. 
E' sicuramente bizzarro scoprire che a riportarlo in Italia e al suo destino è stata la decisione della polizia di frontiera britannica di respingerlo perché non era in grado di documentare il suo reddito, come racconta il medaglione che gli ha dedicato l'Associazione dei familiari delle vittime:
"Mi permetto pure una colazione e all'una prendo il traghetto. Londra, eccomi. Faccio un giro sul traghetto e tre ore passano subito. Dover con le sue bianche scogliere mi sta di fronte" E' una delle ultime frasi che Mauro ha scritto sul suo "diario", un quaderno su cui aveva l'abitudine di annotare quando era in viaggio le tappe e gli incontri che faceva. A Londra non era riuscito ad arrivare: al posto di frontiera la polizia inglese si informò dei suoi mezzi di sostentamento e scoperto che intendeva, per mantenersi, trovare un qualsiasi lavoro, saltuario, in Inghilterra, lo rimandarono indietro. Il suo viaggio di ritorno e la sua breve vita, aveva solo 24 anni, si conclusero tragicamente a Bologna. "Era un ragazzo come tanti, con ben precise idee di sinistra" lo descrivono i suoi parenti a Roma; un ragazzo che fino a soltanto pochi anni fa era rimasto molto chiuso in se stesso, ma che negli ultimi tempi si stava sciogliendo e trovava più facile il rapporto con gli altri. Un ragazzo generoso - dicono ancora - che se aveva in tasca 500 lire era capace di darne 400 agli amici che ne avevano bisogno". Anche con quello che sperava di guadagnare in Inghilterra pensava di aiutare un amico, Peppe, con cui aveva incominciato il viaggio. Ma a Friburgo Peppe dovette fermarsi, aveva noie con la polizia per un biglietto non pagato. Mauro prosegue il viaggio da solo; "Peppe è molto abbattuto - scrive nel diario - perché non gli spiegano che cosa gli faranno, allora decidiamo che io vado in autostop e poi eventualmente gli mando i soldi da Londra". A Torpignattara, nella periferia romana, la madre Maria, le sorelle Anna e Elide, il fratello minore Marcello lo credevano già in Inghilterra: aspettavano sue notizie da Londra. E' venuta, invece, il 10 agosto, una telefonata della polizia che annunciava il ritrovamento della sua carta d'identità a Bologna. L'11 agosto la notizia che quel documento era stato trovato fra le macerie della stazione.
La ricostruzione dei suoi spostamenti, compiuta a suo tempo da una fonte insospettabile, sembra escludere, quindi, in maniera definitiva i sospetti nei suoi confronti. Resta però tutta da raccontare l'umanissima vicenda della sorella Anna, a cui accenna in un intervento nel blog Sandro Padula. E ne parleremo in un prossimo post, perché si tratta di un'estrema variante di quell'elaborazione del lutto da parte dei familiari delle vittime che Paolo Persichetti ha analizzato attraverso la categoria del "paradigma vittimario" e che in questo caso si arrovescia nel suo esatto contrario, il "narcisismo perdonista".

Strage di Bologna: la ricerca della verità completa non giustifica l’avallo di nuovi depistaggi


di Sandro Padula
Dopo il mio articolo intitolato “Fascicolo bis sulla strage di Bologna: la “pista palestinese” non regge e Raisi accusa la Procura” (Ristretti Orizzonti, 16 aprile 2012)  si è aperto un dibattito su diversi siti Internet al quale ha partecipato, attraverso una replica articolata in cinque punti, lo stesso parlamentare di Futuro e Libertà di cui avevo criticato il teorema.
Rispondo perciò punto per punto a Enzo Raisi, amico e portavoce della coppia Mambro & Fioravanti che a sua volta, nel quadro della battaglia per ottenere la libertà condizionale della donna ex militante dei Nar (vedasi «Le lettere (e una cena) a Giusva e Mambro: vi perdoniamo», Corriere della sera del 3 agosto 2008), alcuni anni fa fece amicizia con Anna Di Vittorio, sorella di Mauro, la vittima della strage di Bologna che oggi secondo lo stesso Raisi potrebbe aver avuto qualcosa a che fare con quel crimine.

La Repubblica scopre #Basile, il candidato #antimafia di #Forzanuova a #Palermo


Basile il fasciocomunista che combatte i 'pupi' e vuole battere moneta

È IL candidato dei "fascisti", ma lui si dice comunista. Ha militato nel sindacato, ma il sindacato lo ha espulso e la sua vita sembra quella di Tunda, il personaggio di Joseph Roth destinato a non avere un posto nel mondo, anche se lui si chiama Gioacchino Basile. Forza Nuova lo candida a sindaco di Palermo e nella sede dei fascisti si mostra. Non ci sono porte, ma una saracinesca. È questa la sede e chissà cosa apparirà non appena Michele Cannatella solleverà quella saracinesca. E invece non ci sono busti di Mussolini e sul tavolo campeggiano due copie di Repubblica e del Corriere della Sera. Il comitato elettorale di Giocchino Basile è in queste due stanze ordinate, con le panche di legno e i poster di Ezra Pound ed Evita Peron; le mura colorate di verde chiaro e una libreria in bella vista con libri sui Templari.

venerdì 20 aprile 2012

I cattolici #tradizionalisti invocano la libertà di ricerca storica


Ennesima presentazione del libro di Andrea Giacobazzi, il giovane studioso revisionista che avendo focalizzato la sua ricerca sui rapporti (buoni) tra fascismo, nazismo e destra sionista si è creato uno spettro ampio di avversari: a sinistra, nella comunità ebraica ma anche in talune frange nazionalsocialiste della destra radicale (sono invece ottimi i rapporti con Forza nuova: mercoledì scorso "Il fez e la kippah" è stato presentato al Presidio di Milano). Stasera invece il libro sarà presentato a Verona, in un incontro promosso dal Circolo culturale triveneto Christus Rex, un movimento cattolico tradizionalista che fa riferimento alla guida spirituale del sacerdote lefebvriano don Floriano Abrahamowicz e dedicato al tema della libertà della ricerca storica. Addetto stampa del circolo è un docente che è stato a lungo perseguitato con l'accusa di aver divulgato in classe tesi negazioniste della Shoa, Franco Damiani (ma il procedimento disciplinare si chiuse con il suo pieno proscioglimento da addebiti). Ecco la presentazione dell'evento, scritta dal portavoce del circolo, 

#Fiamma tricolore in piazza a Napoli contro le #banche: guest star #Scilipoti


di Giuseppe Parente 
Sabato 21 aprile, in quel di Napoli, dopo anni di assenza dall’agone politico partenopeo, sono previsti addirittura due appuntamenti organizzati da Fiamma Tricolore Destra Sociale, movimento guidato dall’ex parlamentare europeo Luca Romagnoli.
Nella mattinata, presso una delle tante sale convegno, dell’Hotel Ramada, sito in via Galileo Ferraris, con inizio alle 9.30, in prima convocazione, è previsto il comitato centrale del Partito, con relazione politica del segretario nazionale sugli ultimi scottanti avvenimenti di politica interna, e successive proposte di discussione per una nuova organizzazione territoriale del partito.
Nel pomeriggio, nella centralissima Piazza Ponte di Tappia, luogo storico dove venivano organizzati comizi politici elettorali e non, del Movimento Sociale prima, della Fiamma Tricolore poi, con inizio alle 17, è prevista una manifestazione in difesa della casa e contro l’usura delle banche, con comizio di esponenti locali e meridionali della Fiamma, con conclusioni affidate al segretario nazionale Romagnoli.

giovedì 19 aprile 2012

Castellino ammette: una mia cazzata il manifesto "greco"

(umt) “Da questa mattina, dopo la presa di posizione dei finiani che ci attaccavano sul nostro manifesto contro Monti, in molti ci hanno additato per la frase che compare sullo striscione della foto del manifesto “incriminato”. Non ci nascondiamo dietro un dito, non avevamo visto lo striscione, né la sua tradizione. In quel caso non avremmo usato quella foto. Quindi ci “scusiamo” per l’errore! Con questo aggiungiamo che ci sembrano strumentali le critiche di chi, invece di guardare il contenuto di tutto il manifesto, usa una frase in greco per tirarci fango addosso. Nostra intenzione non era quella di dar visibilità a quello striscione, ma di attaccare il governo Monti e di esprimere la nostra solidarietà al popolo greco, da tempo “strozzato” dalla UE, dalla BCE e dalla tecnocrazia”. Giuliano Castellino (La Destra – Il Popolo di Roma) dopo la bufera mediatica scatenata si assume la responsabilità dell'errore 'scagionando' Storace:

Il "compagno" #Castellino: dopo il manifesto #antifascista sale sui tetti per difendere l'#art.18


(umt) Da giorni, da destra a sinistra, rimbalza il dileggio per quella che, fino a prova contraria, dovrebbe essere una gaffe di Giuliano Castellino (Il Popolo di Roma-Destra sociale) e di Francesco Storace (La Destra): cioè aver pubblicato un manifesto contro il governo Monti con la foto di un corteo di anarchici greci aperto dalla  scritta: Stasera muore il fascismo". 
Comincia Luciano Lanna, già direttore del Secolo d'Italia e intellettuale di punta di Futuro e libertà, augurando il benvenuto al "compagno Storace sulle pagine del Futurista:

#Taranto, Giancarlo #Cito torna in carcere per un cumulo di condanne

(umt) E' finito nei giorni scorsi nell'infermeria del carcere di Taranto Giancarlo Cito, l'ex parlamentare e sindaco della città dei due mari, arrestato per un cumulo di pena nonostante le cattive condizioni di salute che lo avevano portato a essere ricoverato in clinica. Il leader populista, che seppe trasformare il pubblico forcaiolo della sua televisione At6 nella massiccia base elettorale della omonima lista civica, ha perso i benefici della sospensione della pena per una precedente condanna per corruzione (con un residuo di pena di un anno e undici mesi per una tangente camuffata da pubblicità televisiva) perché a fine marzo la Cassazione ha confermato la condanna del telepredicatore per la mancata concessione dello stadio cittadino al Taranto calcio: due anni per abuso di ufficio sono stati così sufficienti a superare il tetto dei tre anni  che consente di evitare l'esecuzione della pena in carcere. Il figlio di Cito è candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di maggio.

#Strage di #Bologna, nello scontro tra #Raisi e #brigatisti fa rumore il silenzio di #Bolognesi

(umt) Prende corpo il dibattito sulle nuove rivelazioni dell'onorevole Raisi, che in una intervista al Resto del carlino ha richiamato l'attenzione sulla figura di un compagno del movimento romano, Mauro Di Vittorio, morto nella strage di Bologna. A un intervento di Sandro Padula, marito della Frohlich, una dei due militanti tedeschi indagati nell'inchiesta bis per la cosiddetta pista palestinese hanno fatto seguito una rapida replica dell'onorevole Raisi e un intervento di un altro ex brigatista rosso, Paolo Persichetti, sul suo blog Insorgenze, che sfida apertamente il deputato finiano a fare il nome della vittima. Cosa che in realtà Raisi ha già fatto, nella replica, appunto.Comunque è interessante il ragionamento che Persichetti fa sull'uso strumentale dei familiari delle vittime:

mercoledì 18 aprile 2012

#Strage di #Bologna, #Raisi replica a #Padula. E spunta il nome del compagno morto

L'on. Enzo Raisi ha tempestivamente replicato all'intervento di Sandro Padula sulla strage di Bologna e le nuove piste investigative. Per l'occasione, tra l'altro, spunta per la prima volta il nome del "giovane compagno romano" morto nell'esplosione.
Rispondo punto per punto al signor Padula già marito della signora Frolich:
 1) Falso, all'interrogatorio con Ceri nel 2009 Carlos ha fatto scena muta e ha detto che parlava solo di fronte ad una commmissione parlamentare. Infatti le dichiarazioni dell'altro giorno con le quali Carlos si dichiarava finalmente disponibile a parlare con i giudici sono una novità, una importante novità.

Giannuli: dopo il flop sulla #strage di #Brescia parliamo di crisi della #giustizia

(umt) Nel dibattito aperto sulla sentenza di Brescia che rappresenta una sorta di pietra tombale giudiziaria sulla vicenda delle stragi italiane negli anni di piombo (1969-1980) interviene lo storico Aldo Giannuli che nel processo è parte in causa (come consulente della Procura) ma che, chiarito l'embeddement, si impegna in una riflessione a tutto campo sul fallimento giudiziario delle inchieste per stragi e da questa ovvietà ricava una più profonda analisi sull'emergenza giudiziaria in Italia, un fatto che resta anche dopo la marginalizzazione di Silvio Berlusconi. E' un ragionamento complesso da cui io estrapolo uno spicchio, che in qualche modo risponde ad alcune obiezioni che ho ricevuto nei giorni scorsi:

#Strage di #Bologna, il br #Padula smonta il teorema #Raisi

Dopo alcuni giorni, arriva finalmente una replica pesante all'intervista dell'onorevole Enzo Raisi sulla strage di Bologna, in cui l'onorevole futurista chiede l'interrogatorio di Carlos e lancia una nuova ipotesi sull'attentato che vedrebbe il coinvolgimento di un giovane militante del Movimento romano morto nell'esplosione.
 Queste le obiezioni di Sandro Padula, detenuto in semilibertà, uno dei militanti delle Brigate Rosse-PCC torturato all'arresto e marito della tedesca indagata nella "pista palestinese" Christa Margot Frohlich:

1. In un interrogatorio del 2009 condotto dal pm Enrico Cieri, lo stesso Carlos ha già parlato di una pista alternativa a tutte quelle finora avanzate sulla strage del 2 agosto 1980 e, nello specifico, della possibile e diretta responsabilità di settori particolari dei servizi segreti degli Usa e di Israele.

martedì 17 aprile 2012

Alternativa ai Partiti, #Pappalardo ricorre contro l'esclusione a #Palermo


di Giuseppe Parente
Non comincia sicuramente nel migliore dei modi possibili, l’avventura politica di Alternativa ai partiti, movimento di opinione e rete trasversale di associazioni culturali, comitati di protesta, associazioni di categoria, guidata da due vecchie della destra reazione romana come Filippo De Jorio, astro nascente della Dc all’inizio degli anni 70, consigliere regionale di stretta osservanza andreottiana poi risucchiato nelle indagini sul golpe Borghese e gambizzato dai Nap e Lillo Sforza Ruspoli, esponente dell’aristocrazia nera romana, da sempre sostenitore del Msi, rifondatore della Fiamma, vicino a Forza Nuova, candidato alle politiche nel cartello di Alternativa Sociale ed alle europee con Lega Nord.
Nel movimento Alternativa ai partiti, ultimo partitino antipolitico, non poteva non mancare l’ex generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, ex deputato social democratico, transitato poi nella Lega d’azione Meridionale di Giancarlo Cito, immediatamente candidatosi a sindaco, a Palermo, con la lista Melograno Mediterraneo.
La lista Melograno Mediterraneo,federata con Alternativa ai partiti, al momento risulta l’unica lista esclusa dalla competizione elettorale in quel di Palermo, in quanto, la lista stessa sarebbe stata presentata in ritardo rispetto all’orario di consegna, e presenterebbe alcune irregolarità di natura formale.
Il Movimento Civico Melograno Mediterraneo, rappresentato e difeso dall’avvocato Dagnino, del foro di Palermo, ha presentato ricorso al TAR della Sicilia contro la commissione elettorale circondariale del Comune di Palermo, che con pubblico documento, il cosiddetto verbale, ha escluso0 la lista Melograno Mediterraneo e la contestuale candidatura del generale Antonio Pappalardo a sindaco di Palermo.
L’avvocato Degnino impugna i motivi della tardiva presentazione della lista obiettando come il rappresentate delle lista era nei locali dell’Ufficio addetto alla ricezione delle liste elettorali alle ore 11-50 del 11 aprile 2012, ultimo giorno utile per la presentazione delle candidature.
La Commissione elettorale, non ha dato, sostiene Degnino, rilevanza al momento (ore 11.50) in cui il rappresentate di lista si era presentato nei locali dell’Ufficio elettorale, ma quello indicato nelle ore 12.50 in cui si sarebbe arrivata la documentazione, in cui si sarebbe determinato l’arrivo della documentazione, ha pertanto dichiarato che la lista e la relativa candidatura a sindaco sarebbero state presentate oltre il termine finale di natura perentoria previsto per le ore 12.

#Breivik e il saluto del #legionario, al #CorrieredellaSera non consultano l'archivio

(umt) Cecchino Antonini, scrivendo su Globalist del nascente network internazionale antislamico, ci rende l'onore delle armi, parlando di Fascinazione come un "blog di destra piuttosto beneinformato".
Ovviamente fa confusione tra l'oggetto e il soggetto, ma ormai mi tocca prendere atto e arrendermi all'evidenza: la mia scelta - che ha valore culturale e cognitivo - di interloquire e di dare parola alle fascisterie mi qualifica, per una certa sinistra trinariciuta, come un transfuga a destra. Devo farmene una ragione, me la farò ma certo non deflettendo dalla convinzione che tenere i microfoni aperti è una cosa buona e giusta.
Su una cosa, però, Antonini ha ragione. Siamo bene informati, anzi benissimo. Così a Monica Ricci Sargentini, del Corriere della Sera, anziché interrogare Cardini per scoprire che il saluto di Breivik non era praticato dai templari, sarebbe bastato leggere il nostro post per scoprire che si tratta di un "nodo" e cioè tra il "saluto del legionario" e quello, tra gli altri, adottato nei suoi concerti da Michael Moynihan, il frontman dei Blood Axis, un leader della scena black methal, satanista, che da anni rifiuta la definizione di "fascista" che fan e critici gli attribuivano.
E se aveva qualche dubbio sul valore politico del saluto del legionario, alla Ricci Sargentini sarebbe bastato consultare l'archivio del suo giornale, che racconta di una polemica politica scatenata da un uso inappropriato del gesto un anno e mezzo fa, il 15 novembre 2010:
Una corona d'alloro del Campidoglio e poi il «pugno sul cuore» per ricordare le vittime di Birkenau. In questo modo lunedì, con un gesto che è stato interpretato dai presenti come il «saluto del legionario», l'assessore alle politiche educative del Comune di Roma Laura Marsilio ha reso omaggio alle vittime della Shoah ad Auschwitz.


lunedì 16 aprile 2012

Nell' #anniversario di #Primavalle, Pd e #Alemanno litigano sulla #memoria condivisa

foto Il Messaggero
A margine della commemorazione del rogo di Primavalle, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel richiamare l'impegno della Fondazione Fratelli Mattei, ha rilanciato il suo appello a una memoria condivisa, un tema a me caro: 

#Strage di #Oslo: lo strano #saluto fasciocomunista di #Breivik alla sbarra


(umt) Della prima udienza al processo di Oslo contro Breivik, l'estremista antislamico autore la scorsa estate della strage contro il palazzo del governo e dell'omicidio di massa nel campeggio dei giovani laburisti, riferiscono abbondantemente i quotidiani on line. Del suo dichiararsi scrittore, del riconoscersi i fatti ma proclamarsi innocente. E poi la rivendicazione del diritto alla legittima difesa contro l'invasione musulmana, l'atteggiamento freddo e distaccato rotto dall'emozione per la visione del suo video propagandistico, diffuso in Rete il giorno del massacro.
Qui, per una volta, ci occupiamo di pinzillacchere, e cioè dello strano saluto, sincretistico, che, a vedere lo slideshow del Corriere della Sera coniuga il pugno (ma a braccio teso: a sinistra il pugno è verso l'alto,vedi il simbolo di Lotta continua) della tradizione operaia e comunista e il fascistissimo saluto del legionario (con il pugno appoggiato sul cuore).

Ancora sulle stragi: riflessioni e consigli di lettura

(umt) La sentenza di appello su Brescia ha generato, come è normale e giusto, un consistente numero di commenti sui giornali e di discussioni nei social network. Mi fa riflettere la circostanza che le riflessioni per me più significative siano opera dei figli di due vittime del "terrorismo rosso", fermamente convinti della matrice nera delle stragi: Benedetta Tobagi e Mario Calabresi
Per completezza di informazione, avendo dedicato abbondante spazio alle polemiche sul film di Giordana, mi sembra doveroso segnalare la rassegna stampa che oggi Andrea Carancini dedica al tema, da "opposto" punto di vista. 
Del copioso materiale segnalato - tra cui le due preziose (per gli storici) ma inutili (per gli esiti giudiziari) sentenze ordinanza di Salvini - io mi limito a riportare l'attacco della replica di Cucchiarelli a Sofri (versione breve), che offre una efficace sintesi delle sue ipotesi:

domenica 15 aprile 2012

#Lucca, #danneggiato il comitato elettorale di #Barsanti, candidato di #CasaPound nel #Pdl



(umt) E' stato danneggiato, nel corso della notte, il comitato elettorale di Fabio Barsanti, il leader toscano di CasaPound, candidato indipendente nelle liste del Pdl al Comune di Lucca. L'annuncio è rimbalzato un'ora fa dal profilo twitter del candidato alle pagine web dello Schermo, efficiente quotidiano online della città (vedi foto a sinistra): 
       Grave atto intimidatorio a sfondo politico la scorsa notte nel centro storico. La sede elettorale del candidato del PDL Fabio Barsanti in via dei Borghi è stata gravemente danneggiata. Con mattoni sono state sfondate le vetrine e imbrattati i muri con scritte. Secondo quanto riportato dal profilo elettorale Facebook di Mauro Favilla ci sarebbero testimoni e le forze dell'ordine starebbero lavorando all'identificazione degli autori degli atti vandalici.
Il comitato era stato inaugurato giusto giovedì scorso, con la partecipazione del sindaco Mauro Favilla, che guida ancora la coalizione di centrodestra, anche se era già attivo.  

#Borghezio: La #Lega non cambia, andate a fare in #culo


In questi tempi di grande confusione sul presente e sul futuro della Lega, Borghezio è una delle poche certezze. Come dimostra questo scambio di battute con un giornalista a Bergamo, ai margini della "giornata dell'orgoglio".

sabato 14 aprile 2012

Dopo la sentenza di #Brescia: finiti i #processi, le #stragi passino alla storia (e al lavoro degli storici)

Andrea Colombo mi ha chiesto una riflessione sulla sentenza di Brescia per il blog del settimanale "Gli altri". Eccola
di Ugo Maria Tassinari
“Benedetta, ma a cosa servono i tribunali?”
“Eugenio, a raccogliere documenti”.
Nel desolato scambio di battute tra due dei protagonisti, in drammatica solitudine, della battaglia affinché l'ultima strage con processo aperto non finisse nel dimenticatoio (e nell'impunità: ma questo era un esito già prevedibile) c'è tutto il senso dell'amarezza per la sentenza odierna in cui gli unici condannati sono le parti civili che dovranno pagare le spese di giustizia.
Eugenio è uno dei tanti compagni bresciani che quella mattina a piazza della Loggia c'era e 37 anni dopo ancora prosegue, con ostinazione degna di più fortunati esiti, la battaglia per la verità e la giustizia per le vittime della strage.

#Strage di #Brescia: tutti #assolti. E per le parti civili il governo pagherà le spese

Si è concluso, come previsto, con un'assoluzione generalizzata, il processo per la strage di Brescia che vedeva alla sbarra i veneziani Maggi e Zorzi, il generale dei carabinieri Delfino, l'infiltrato Tramonte, il fondatore di Ordine nuovo Rauti. La Corte d'Assise d'Appello di Brescia ha giudicato inammissibile il ricorso contro l'assoluzione in primo grado. Le parti civili dovranno anche pagare le spese di giudizio.
PS: Aggiornamento di lunedì 16. Il governo, sollecitato da Napolitano, si è impegnato a pagare le spese di giudizio.

venerdì 13 aprile 2012

#Strage di Bologna. #Raisi tira in ballo una #vittima e chiede di sentire #Carlos

E' già passato qualche giorno ma l'intervista di Enzo Raisi, il deputato bolognese che,  dai tempi della commissione Mitrokhin è uno dei più appassionati supporter della "pista palestinese" sulla strage della Stazione,   non ha avuto il rilievo che meritava. Neanche il presidente dell'Associazione vittime, Paolo Bolognesi, sebbene esplicitamente tirato in causa, ha replicato. Eppure il parlamentare finiano si spinge a ipotizzare che coinvolto nella strage possa essere un giovane autonomo romano, una delle 85 vittime. Desta meraviglia, però, che a suffragare la sua ipotesi cita un dato notoriamente errato: Carlos abbandona Parigi nel 1975, dopo la sparatoria in cui restano uccisi due funzionari di polizia.

giovedì 12 aprile 2012

La telefonata tra #Perino e #Forzanuova: ora i #notav parlano di provocazione


(umt) "La Repubblica" di Torino rilancia il caso della telefonata tra il leader Notav Alberto Perino e un dirigente milanese di Forza nuova, sollevato ieri da Fascinazione e rilanciato da Indymedia.
I "I No Tav, su internet, affermano che l'iniziativa di Forza Nuova non è gradita, parlando di strumentalizzazione, di provocazione e lanciando sospetti di manipolazione dell'audio; in un articolo apparso sul sito "Nuova Società" si lancia l'ipotesi che Perino non abbia ben compreso chi fosse l'interlocutore. Lo stesso Perino, tra l'altro, aveva preso le distanze con una dichiarazione in cui faceva presente che "il movimento No Tav non ha mai chiesto l'appoggio di Forza Nuova anche perchè si è sempre rifatto ai valori dell'antifascismo e della Resistenza".
Comunque Perino non sembra turbato dalla vicenda e continua a partecipare alle attività del movimento. Vedi il  video con l'intervista ai giornalisti durante il sopralluogo al cantiere svolta ieri
 

Ecco il video della rissa di #Cattolica: i maghrebini attaccano e finiscono #accoltellati dagli #skinhead


Oramai youtube è diventato un'autentica mineria per chi vuole conoscere il complesso pluriverso della fascisteria. Dopo la registrazione della telefonata tra il leader notav e un dirigente di Forza nuova in cui dalla Val Susa si sollecitavano azioni diversive per alleggerire la pressione poliziesca, ora appare la registrazione della videocamera di sicurezza del tabaccaio che fissa le immagini della rissa tra i due maghrebini e i tre skinhead pesarini conclusasi con il ferimento a coltellate dei primi due e la'arresto dei secondi tre.

#Palladino alla sbarra: restituitemi la #libertà

(OMNIROMA) - «Ho trascorso 23 giorni in carcere dopo essere stato arrestato all'aeroporto di Fiumicino rientrato da una missione umanitaria. Una operazione che ha visto impegnati circa 20 agenti, manco fossi un narcotrafficante. Da 4 mesi sono ai domiciliari perché accusato di aver aggredito, da solo, ben 5 persone. Oggi chiedo al giudice di poter tornare ad un regime cautelare più leggero». Cosi Alberto Palladino parlando davanti al giudice nel corso della prima udienza che lo vede sul banco degli imputati perché accusato dell'aggressione a quattro esponenti del movimento giovanile del Partito Democratico, avvenuta la notte del 3 novembre scorso nella zona di Prati Fiscali in Roma. L'udienza si è tenuta in un'aula gremita di militanti sia di sinistra che di destra e il giudice si pronuncerà sulla richiesta, formalizzata dal difensore Domenico Di Tullio, entro la prossima udienza. Il pm Francesco Minisci ha dato parere negativo. Nel corso della prossima udienza, prevista per l'otto maggio, testimonieranno i quattro aggrediti (Luca Paolo Marchionne, Tommaso Scrivano, Giuseppe Liverotti, Luca Quartu e Lorenzo Agostani) tutti rappresentati dagli avvocati Luca Petrucci e Cristina Michetelli. 
In aula presenti anche alcuni rappresentati del Pd tra cui il segretario romano, Marco Miccoli. «Siamo qui per ribadire la nostra solidarietà ai ragazzi aggrediti - ha affermato - che hanno avuto il coraggio di denunciare quanto subito. Intorno a questo processo c'è un brutto clima e quindi chiediamo che l'attenzione resti alta affinché i giudici possano lavorare in piena serenità». Nell'ambito di questa vicenda Palladino fu arrestato il 30 novembre. Al dirigente di CasaPound Italia in IV Municipio sono contestate le lesioni personali aggravate, violenza privata e porto d'arma impropria. Secondo l'accusa Palladino «per futili motivi, in concorso e riunito con altri soggetti in numero compreso tra dieci e quindici, molti dei quali travisati in volto con caschi e sciarpe - si legge nel capo d'imputazione - utilizzando bastoni di legno e mazze di metallo» avrebbe «ripetutamente» colpito in varie parti del corpo quattro appartenenti del movimento politico «Giovani Democratici» costringendoli ad interrompere l'affissione di «alcuni volantini di denuncia sociale, profferendo contestualmente la frase 'uccidiamo questi comunisti di merda'». Il tutto con l'aggravante di aver commesso il fatto «in numero superiore a cinque, con armi, per futili motivi e in orario notturno, così profittando delle circostanze di tempo tali da ostacolare la pubblica e privata difesa».

mercoledì 11 aprile 2012

#Cattolica: presi tre #skin di #Pesaro per le coltellate ai marocchini

Presi gli aggressori che hanno accoltellato due immigrati davanti a un distributore di sigarette a Cattolica, nella notte di Pasquetta. Si tratta di tre skinhead domiciliati a Pesaro (due sono pesaresi doc, mentre uno è originario della Sardegna)  arrestati con l'accusa di tentato omicidio. In manette sono finiti: il 26enne M.D., originario di Carbonia (Cagliari), domiciliato a Colbordolo (Pesaro) e con precedenti per odio razziale, il 23enne S.L e il 25enne M.D., originari e residenti a Pesaro e con precedenti per aggressione. I due originari di Pesaro sono ragazzi di buona famiglia, studenti universitari e appartenenti al gruppo ultrà della Vis Pesaro. Il gruppo degli aggressori era però composto da cinque persone. I carabinieri stanno cercando le due persone mancanti all'appello

martedì 10 aprile 2012

E su youtube spunta la telefonata tra #Forzanuova e il leader #notav


(umt) La vendetta è un piatto che si serve freddo. E così ha fatto l'ignoto - presumibilmente un militante di Forza nuova - che ha caricato su youtube la telefonata tra uno dei suoi leader e Alberto Perino, da cui emerge, in maniera del tutto evidente, che il leader notav aveva incoraggiato il gruppo neofascista a promuovere azioni di supporto al movimento per ridurre la pressione poliziesca in val Susa.Al contrario di quanto era emerso per l'occasione, quando dopo una serie di polemiche sul web Perino si era fatto intervistare sconfessando il sostegno neofascista ("la Val Susa crede nei valori della Resistenza", aveva detto). Evidentemente non aveva capito con chi aveva a che fare e glliel'hanno dovuto spiegare.

#CasaPound: minacce siglate #br contro un nostro militante di #Balduina

Stelle a cinque punte e insulti scritti con la vernice spray sull'automobile parcheggiata sotto casa alla Balduina: è la pesante intimidazione che è stata portata a termine ai danni di un militante di CasaPound Italia a Roma nella notte tra domenica e lunedì.
''E' il segnale sempre più inquietante del clima da caccia alle streghe che cresce nella Capitale, e nel resto del paese, a causa dell'atteggiamento irresponsabile di istituzioni sempre più deboli e di una politica disorientata, evidentemente in cerca di facili capri espiatori che possano far dimenticare agli elettori i suoi tanti fallimenti - spiega CasaPound Italia in una nota -

#Adinolfi e l'uso della #criminalità: leoni esistenziali e topolini politici

Per una volta tanto in anticipo sui miei tempi "messicani" onoro l'impegno di ritornare su "Cuori rossi contro cuori neri". Grazie alla recensione di Gabriele Adinolfi che legge il libro di Sidoni e Zanetov come un saggio sull'uso politico (da parte del Palazzo) della criminalità. Ovviamente ci sono consistenti punti di dissenso tra me e Adinolfi 8ad esempio sulle responsabilità pciste per Brescia e l'Italicus da lui ipotizzate) e quindi resta il mio impegno di ritornare sul libro per un'ulteriore messa a punto sui temi affrontati.
di Gabriele Adinolfi
Nettamente al di sopra della media il libro edito dalla Newton Compton e scritto da Paolo Sidoni e Paolo Zanetov sull’utilizzo politico della criminalità da parte del potere. E’ un documento puntiglioso che tratta non solo dei cosiddetti Anni di Piombo ma anche del banditismo all’epoca dell’occupazione americana e del primo dopoguerra. Lo fa in modo asciutto e articolato senza partire da alcun pregiudizio né voler affermare un teorema prestabilito, ragion per cui non vengono sottaciuti né cancellati elementi che per il teorema non tornano, com’è solitamente abitudine di chi affronta quegli argomenti, che sia un saggista, un giornalista o un giudice. Insomma un libro da leggere, eccellente.

A #Torino l'occupazione #nonconforme si chiama Giulio Cesare ma è targata #Pdl

Sono passati mesi da quando la Giovane Italia ha provveduto nel cuore del tradizionale quartiere popolare torinese Barriera di Milano a scacciare dal "chiosco" dei giardini Montanaro, lasciato per anni in stato di abbandono, gli spacciatori e i vandali che lo occupavano, mettendolo in sicurezza.
Questo edificio, situato sulla direttrice di corso Giulio Cesare che unisce la periferia nord di Torino al centro della città e dimenticato nel degrado per anni dalla Circoscrizione, è ora occupato da un raggruppamento di associazioni che si occupano di aggregazione giovanile, mutua assistenza per anziani e disabili e solidarietà attiva ai Popoli in lotta.